Avrete visto che nei giorni scorsi, in più occasioni, l’assessore provinciale Grizzo ha proposto ai ghanesi che vivono a Pordenone di tornarsene a casa. Metteva sul piatto qualche piccolo aiuto economico per invogliarli. Con quei soldi (miserie), avrebbero potuto mettere su qualcosa nel paese natale. Questi pensano che in Ghana con quattro lire si possa mettere su un’impresa: ma cosa sanno davvero di quel paese? Quand’ero assessore, nel 2009 e 2010, abbiamo fatto percorsi difficilissimi di accompagnamento di un gruppo di donne ghanesi alla costruzione di imprese agricole nel loro paese ed i costi erano molto elevati, per certe cose in Ghana anche superiori all’Italia, perchè sono costretti ad importare dall’occidente. Grizzo si è rammaricato che pochissimi fossero i ghanesi che hanno aderito. Non c’è da stupirsi, invece, ritornare così significa miseria e fallimento personale, considerando che per farli arrivare qui molte famiglie si sono indebitate. Oggi le famiglie ghanesi di Pordenone hanno bambini e ragazzi, molti dei quali nati qui, che frequentano le nostre scuole, che sono amici dei nostri figli. La grande parte di questi ragazzi nemmeno sanno com’è il Ghana, tornerebbero in un deserto di relazioni. Di quelli che sono nati in Africa, alcuni hanno imparato la nostra lingua, altri la stanno imparando. Molti hanno lavorato regolarmente per anni, da noi. Hanno versato un sacco di soldi all’INPS ed ora la legge italiana dice che quei soldi, se se ne vanno, non potranno mai essere utilizzati per pagar loro delle pensioni. Mio nonno, che aveva lavorato una vita in Francia, già negli anni ’50 riceveva la pensione in Italia per i versamenti fatti oltralpe! Bisogna finirla di pensare di affrontare i problemi eliminandoli, o che la gente sia un pacco da spostare. Serve una grande leva formativa e di lavoro, che dia nuova professionalità a quanti, italiani ed immigrati, hanno perso il lavoro e nel contempo li impegni a fare lavori utili, come sarebbe (è solo uno dei tanti esempi possibili!) una rimozione di tutti i rifiuti dal letto dei fiumi e dalle strade. Per dieci anni in questa città è stato il Comune il perno delle politiche sociali sull’immigrazione. Ora è la provincia, con una assessore della Lega, a “dare la linea”. E il Comune zitto su una cosa del genere! Vi ricordate in campagna elettorale, quando lor signori dicevano in giro (mentivano sapendo di mentire) che io avrei fatto l’accordo con la Lega? Loro adesso obbediscono alla Lega. Roba da matti.


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