18.
Michele Quercioli, via Tiziano Vecellio 37, Padova.
Dov’è ‘sta via Tiziano a Padova? Arcella. Il tom-tom non lo volevo, credevo di poter arrivare da solo nei posti che cercavo, al massimo domandando. Ma in effetti ‘sto coso aiuta.
Albeggia. Sono le sei di mercoledì primo luglio e me ne sto parcheggiando a 150 metri dall’entrata di casa di Quercioli. È un quartiere di case e condominietti piccoli, media borghesia padovana, gente quasi tutta con una solida posizione, non ricchi ma benestanti. Il gran misciamerda deve avere acquistato qualche anno fa, il condominio in cui vive è piccolo e relativamente recente, signorile.
Io con questa pistola che mi hanno dato non ho mai tirato un colpo in vita mia. Addirittura mi spaventa il botto dei colpi di pistola. Dove sta scritto che un commissario debba saper sparare? Da nessuna parte. Quello che mi auguro è di non doverlo fare stamattina. È da mezz’ora che aspetto che Quercioli esca. Che debba uscire, è solo una supposizione. Quando ieri ho fatto controllare all’anagrafe canina di Padova se possedesse un cane ed abbiamo scoperto che ce l’ha, un labrador di 5 anni, ho pensato che avrebbe fatto come tutti, l’avrebbe portato fuori a pisciare e cagare, la mattina presto. Dunque, che aspetti, Quercioli? Se lo so io che hai un cane, figurati se non lo sanno i tuoi ex amici. Forza Quercioli, sono qui con la mia Beretta col colpo in canna, pensa a cosa mi hai ridotto, maledetto Quercioli misciamerda!
6.32. Si apre la porta del condominio, un labrador nero trascina il suo attempato padrone. Escono in strada e si dirigono verso uno spazio verde pubblico all’inizio di via Vittorio Saetta, poco più avanti. Non poteva che andare lì, quello spazietto verde è lo sfogatoio di tutti i cani del quartiere, appena arrivato l’ho controllato ed è pieno di merde di cane, perché siamo italiani, suvvia, nessuno le raccoglie. Se nei giorni scorsi l’hanno sorvegliato, sanno che finisce lì di certo.
Quercioli sta quasi per arrivare all’incrocio con via Saetta, quando alle mie spalle sbuca una Ducati Monster nera con due a bordo. Hanno il casco, vogliono fare un lavoro per il quale risulta indispensabile. Metto in moto e li seguo accelerando più che posso. Quello che sta dietro estrae una mitraglietta. Con la sinistra sparo subito due colpi in aria, uno dopo l’altro. Quercioli si getta a terra, la moto si ferma, quello dietro scende dalla parte del marciapiede, io gli arrivo addosso con la macchina mentre inizio a frenare, salgo sul cordolo e mi frappongo fra lui e Quercioli. Quello si ferma e mi punta la mitraglietta, io gli sto puntando la pistola. Mi metto a gridare.
“Polizia! Vattene via stronzo.”
Mi punta la mitraglietta e credo che sto per morire. Lui invece comincia ad arretrare sempre puntandomi, sale sulla moto, se ne vanno.
Cazzo, ma come faccio ad essere così figo? Ho avuto una paura folle ma ho talmente tanta adrenalina addosso che potrei regalarla! Esco dalla Golf.
Vado da Quercioli, il cane sta abbaiando, lui è rannicchiato in posizione fetale. Forse è la posizione che assumo tutti quelli che si apprestano a morire sparati.
“È tutto finito, Quercioli, può rialzarsi.”
Il vecchio spione misciamerda si toglie le mani dalla nuca, mi guarda con la coda dell’occhio, comincia pianissimo a raddrizzare il capo. Il cane mi abbaia contro.
“Quercioli, per favore, può richiamare il suo cane? Comincia a starmi sul cazzo.”
Quello emette un gemito, poi un rantolo, poi capisco che il nome del cane è “Rambo”. Rambo? Sto stronzo ha chiamato Rambo il suo cane? Dovevo lasciare che l’ammazzassero, lui, non il cane.
“Come si sente?”
“B..bene, mi pare.”
“Vuole che chiamo un’autoambulanza?”
“Sì, è meglio.”
Chiamo invece il 113, si arrangeranno loro. Li prego di far arrivare in via Tiziano all’incrocio con via Saetta due volanti ed un’autoambulanza. C’è stato un tentativo di omicidio sventato. Come sempre in questi casi dall’altra parte sono diffidenti, devo ripetere chi sono, dare il mio numero di telefonino, chiedono chi sia la persona che ha subito il tentativo di omicidio: “Non lo so, non lo conosco”. Spero solo che non mi chiedano chi erano i tentati assassini, non si sa mai, di barzellette su quanto siamo stupidi noi poliziotti ce n’è già troppe.
La gente si è affacciata, qualcuno scende. Uno si avvicina.
“Signor Quercioli, ma cos’è successo, come sta?”
Chiedo se conosce la moglie, se può chiedere se scende per aiutare il marito.
“Per favore, adesso rimanete lontani, là e là, capito? Per fortuna non è successo niente, adesso arriva la Polizia.”
Mi vien da ridere, sono io la Polizia!
Arriva la moglie, quasi grida a vedere il marito seduto per terra, io consiglio di non muoverlo, meglio essere prudenti. “Sta bene, non lo vede? Adesso comunque arriva un’autoambulanza, gli faranno accertamenti. Lo segua in ospedale.”
Tra l’altro: Quercioli deve aver mollato gli sfinteri per la paura. Consiglio alla moglie di andare a prendere vestiti puliti.
Arrivano i nostri! Ovviamente sgommando, perché così si fa quando tutto è finito.
Adesso devo spiegare, ricostruire, chi sono. Mi ci vogliono 15 minuti per far capire a questi ragazzi che sono un Commissario di Pubblica sicurezza della Questura di Pordenone. Se fossi un imbianchino, quanto ci mettevo? Tre giorni? Quattro? Cominciano a girarmi.
Arriva un collega, mi riconosce.
“Che cosa ci fa qui a Padova, Tonelli?”
“Ho passato una magnifica notte a casa di un’amica.”
“E qui cos’è successo?”
“Che ne dice se andiamo in Questura?”
“Meglio.”
“Infatti. Senta, lascio ai suoi agenti le chiavi della mia macchina, la Golf bianca. Gli dica per favore che il proprietario è un commissario di Pubblica sicurezza e se quando hanno finito di fare fotografie me la riportano in Questura qui a Padova, che così posso ripartire per Pordenone. La pistola d’ordinanza me la porto dietro o la lascio a qualcuno?”
“Se la porti dietro.”
“Molto bene.”
“Beh, in fondo non è successo nulla di straordinario. Sono uscito dalla casa di una mia amica, volevo tornarmene presto al lavoro a Pordenone. Metto in moto e parto. Due ragazzi su una moto nera mi sorpassano e il passeggero estrae una mitraglietta. Cazzo, dico, ma che fanno questi? Vedo che puntano su un signore che sta portando a spasso il cane. Prendo la pistola dal cruscotto, tolgo la sicura, sì, è vero, sono piuttosto bravo con la pistola (un giorno mi vergognerò a raccontare balle così!), sparo due colpi in aria per cercare di fermarli, quelli bloccano la moto, il passeggero scende e si avvicina al signore col cane, che nel frattempo si è rannicchiato a terra. Con la macchina mi butto sul marciapiede e inchiodo. Mi fermo giusto davanti a quello con la mitraglietta e dal finestrino della mia golf gli punto addosso la pistola. Gli grido “Polizia!” e quello si prende paura, risale in moto e se ne va. Vi ho chiamato ed eccomi qui.”
“Lei conosce il signore che ha salvato?”
“Non ho la più pallida idea di chi sia. Certo che se hanno tentato di ammazzarlo, magari ci riprovano. Lo farei sorvegliare in ospedale e soprattutto chiederei che non sia rivelato ad alcuno il posto dov’è ricoverato.”
Il collega padovano mi guarda come se fossi un pazzo furioso.
“Che c’è?”, gli chiedo.
“Ma perché mi prende in giro, commissario?”
“Io? Nemmeno mi sogno di farlo.”
“Va bene. Lei intende sporgere denuncia …”
“Per che cosa? Ho fatto solo il mio dovere. Procedete voi d’ufficio.”
“Mi da le generalità della signora con cui ha passato la notte?”
“Non lo farei mai. Sono fatti privati del tutto distinti da quel che è successo.”
“Lei mi sta coglionando.”
“Mi creda, non cogliono nessuno, tantomeno un collega che sta facendo scrupolosamente il suo lavoro. Mi faccia firmare e chieda se mi riportano la macchina.”
Sono quasi le nove quando, dopo aver raccontato per la decima volta chi sono, perché ero lì e come sono andati i fatti, mi fanno firmare una deposizione e, chiedendomi di restare a disposizione, mi lasciando andare via. Un agente mi riconsegna le chiavi della Golf.
“Faccia controllare le gomme, commissario. Dopo un colpo del genere meglio equilibrarle.”
“Ottimo consiglio. C’è un gommista qui vicino?”
“Qui vicino no, ma se va verso l’uscita di Padova Est ne trova più d’uno dopo la Stanga.”
“Perfetto, mille grazie.”
Mi fermo dal primo gommista che trovo, chiedo un’equilibratura delle gomme, dopo qualche minuto si mettono a lavorare. Ne approfitto per telefonare.
“Questa è la segreteria telefonica di Silvia Cogo. Lasciate un messaggio dopo il bip e vi richiamerò appena possibile”.
“Arrivo.”