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Polemica dura lunedì sera in Consiglio fra me e Dal Mas sul tentativo del Comune di utilizzare l’area su cui sorge la Caserma Monti in Comina (abbandonata ed in rovina) per il nuovo ospedale.
In buona sostanza Dal Mas accusava il Comune di aver perso otto mesi di tempo per verificare questa cosa assurda.
Bene, vi racconto la vicenda e giudicate voi. Non ho nemmeno bisogno di consultare carte. Sebbene abbia da tempo superato i 56, ho memoria buona.
Allora: siamo nel 2008, Tondo vince le elezioni anche promettendo che lui, il nuovo ospedale di Pordenone, l’avrebbe fatto in Comina. Del resto, i soldi ce li mette la Regione, la gestione è regionale, è chiaro che l’indirizzo della Regione è condizionante. A meno che, come più volte minacciano alcuni disgraziati del PDL e della Lega, non si voglia che la città perda l’ospedale, che tanto farlo a Porcia o vicino all’autostrada ad Azzano X, non cambia nulla.
No, noi l’ospedale lo vogliamo in città, è dal medio evo che sta in città, ci mancherebbe.
Dopo le elezioni Dal Mas mi avvicina e chiede che cosa ne penso. Gli dico che di certo la soluzione della Comina sarebbe più facile da far accettare alla città se si utilizzasse l’area abbandonata dell’ex Caserma Monti, piuttosto che una grande area agricola. Detto fatto, il Presidente Tondo fa una conferenza stampa (andatevela a cercare) in cui afferma chiaramente che la Regione cercherà di riutilizzare il sito della Monti. La verifica con il Ministero della Difesa ha però esito negativo: non vogliono cedere la Monti, anche se ormai tutte le strutture sono alla catastrofe. Peccato.
Ci si incontra a Trieste fra Regione e Comune, Tondo dice che bisogna cercare un’altra soluzione, l’unica è il grande terreno agricolo davanti al “Paradiso”. Ora, per Bolzo e per me, di necessità virtù: “o te magni stà minestra o te salti stà finestra”. Minestra. Imponiamo però una cosa: consci che il nuovo ospedale messo là cambia tutta la città, diciamo che noi non faremo nessuna variante al PRG se non c’è certezza di finanziamenti. Dunque si faccia pure un progetto, si indichi la spesa presunta, la Regione stanzi quella cifra ed in quel momento si approva la variante che consente di fare l’ospedale su quell’area. Per fare questo serve un accordo vincolante per le parti, dunque un accordo di programma. Tondo concorda, si farà un accordo di programma. Ottimo, l’area non viene cambiata di destinazione finché non c’è certezza di progetto e finanziamenti. Tondo, dopo poche settimane, sintetizza questo accordo con una Delibera della Giunta regionale che sancisce l’abbandono dell’area nord dell’attuale nosocomio e la scelta della Comina. Come viene giustificato l’utilizzo di una agricola? Si scrive testualmente che, visto che dalle verifiche compiute con il Ministero della Difesa emerge che l’area della Monti non è disponibile, ecco che si è costretti a progettare sull’area privata oggi agricola davanti al Paradiso. Badate che questo passaggio è decisivo, tenetelo a mente.
Nel 2010 succedono prima due cose significative. Primo: in primavera, sollecitato dalle famiglie che sono proprietarie della area agricola davanti al Paradiso, Bolzo convoca un incontro con loro, al quale si presentano con un noto avvocato amministrativista, per di più consulente ad alto livello di Governo e varie regioni. Un tizio tosto, tra l’altro di area politica leghista. Che dice l’avvocato? Lamenta che le famiglie non sono state coinvolte e dice che loro non sono disponibili a cedere l’area. Chiede una nuova verifica sull’area della Monti: siamo ancora convinti che non sia a disposizione? È chiarissimo che i proprietari pensano di trarre maggior profitto dalla loro area destinandola a servizi (alberghi e cose del genere) in funzione dell’ospedale che se viene destinata direttamente al nosocomio. L’avvocato preannuncia megaricorsi al TAR, secondo lui non sono state approfondite tutte le opzioni alternative a quella dell’area dei suoi patrocinati. Ora, dovete sapere che una delle famiglie proprietarie dell’area è quella di due magistrati di Pordenone (padre e figlio). Basta ragionare un poco: vi pare che due magistrati siano così sprovveduti da non pesare gli argomenti? Difficile. A noi, Comune, non risulta però che ci siano novità dal Ministero.
Ed ecco che succede la seconda cosa: a luglio arriva al Bolzo una lettera di un tal Crosetto, Sottosegretario di Stato alla Difesa, che dice che il Ministero ha deciso di vendere l’area della Monti. A questo punto una verifica si impone. Nella Prima Conferenza dei Servizi con la Regione per definire l’Accordo di Programma con la Regione alla quale partecipo, tiro fuori la questione. Dico che è bene verificare, onde evitare poi di andare a discutere davanti al TAR avendo torto marcio. Apriti cielo! Casino inenarrabile, “il Comune di Pordenone sabota”, “vuol tornare indietro”, etc. Dichiarazioni alla stampa da parte dell’assessore regionale Savino addirittura pochi minuti dopo che la Conferenza si è conclusa. Dico anch’io alla stampa che non è vero e che la verifica è obbligatoria, altrimenti andiamo incontro a guai grossi. Dico anche che se la Regione non si fida, Tondo e Bolzo, questa verifica con Crosetto, la possono fare assieme. La Regione nemmeno risponde. Passano due settimane di vuote polemiche da parte di Dal Mas e qualche altro disgraziato e, visto che nulla si muove, chiedo io un incontro col demanio dell’esercito di Udine. Un solerte funzionario viene a Pordenone, ci apre la Monti, ci racconta come stanno le cose. E le cose sono semplici: non è in vendita tutta la Monti, ma solo la parte di competenza dell’Esercito. C’è una parte, di competenza dell’aereonautica militare, che è stata data agli americani, che vi hanno da poco realizzato depositi, di che cosa non si sa e non si può sapere. Ora, il problema è che la porzione dell’Esercito è ampia ma non a sufficienza per l’ospedale e che la proprietà dell’Aereonautica si incunea dentro quella dell’esercito, rendendone inutilizzabile una parte. Inoltre ci sono vincoli posti dall’aereonautica alle eventuali edificazioni: non si può salire in alto per non andare a curiosare quel che si fa oltre il muro. Insomma, c’è una questione di sicurezza. Ma anche una di salute: si può edificare un ospedale a ridosso di depositi militari di cui nulla si sa? Non credo proprio. Non se ne fa nulla perciò. Faccio un inciso: stasera Dal Mas ha, sprezzantemente, chiesto come mai il Comune non sapesse già prima queste cose: semplice, perché fino a che non è stata resa disponibile alla vendita, l’area della Monti non poteva essere conosciuta e solo dal quel momento l’Aereonautica ha definito le regole per l’utilizzazione delle porzioni di area dell’esercito vicine alla sua.
Chiamo la Savino e Kosic, gli dico che ho compiuto la verifica, che ha avuto esito negativo per i motivi che ho spiegato. Nella successiva Conferenza dei Servizi ho fatto mettere a verbale della visita alla Caserma, dell’insufficienza dell’area e dei vincoli posti dall’Aereonautica: dunque è inutilizzabile. Il verbale di quella Conferenza farà parte, quando si farà, dell’Accordo di programma e, nel caso probabilissimo di ricorso al TAR dei proprietari, farà fede che il tentativo di usare quell’area è stato fatto.
Tutto questo è stato indispensabile ed ha richiesto due mesi di tempo.
Sfido chiunque a smentire questa ricostruzione dei fatti, che vi serve anche a pensare che io in particolare non ero e non sono affatto felice di sacrificare un’area agricola per fare il nuovo ospedale di Pordenone.
Mandatevi a mente questa storia e ricordatevene quando pensate a che classe dirigente ha la Regione.

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