Ormai l’inverno non è più inverno se dai telegiornali locali, un certo giorno, non arriva la notizia che l’aria è troppo inquinata e che bisogna fermare le auto. I conduttori dei tg, monotoni e  sempre comunque leggermente sorridenti, girano le pagine che hanno davanti: dopo l’ennesimo scandalo politico, dopo la crisi economica che incalza, dopo la prossima sagra del buon vivere, arriva la notizia che abbiamo ‘sforato’ i limiti delle pm10.

Ora si spera nella pioggia, nel vento che cambia, quasi mai o pochissimo nel buonsenso delle persone, tutte le persone, ed in primis di chi si è preso, scegliendo di fare politica, delle responsabilità rispetto a questo problema. Per il “bene comune”. È di oggi la notizia del solito palleggio di responsabilità tra Comune e Provincia condito dal solito “acuto” e sempre molto efficace invito ai cittadini  dell’assessore all’ambiente di moderare i consumi.

Finito il telegiornale arriva la pubblicità, su dieci spot sette sono di auto, messaggi molto seducenti, studiati sapientemente per arrivare a parlare al nostro narcisismo, un sottile lavaggio del cervello autorizzato.
 L’auto non è l’auto, ma è volta per volta mezzo di seduzione, di potere, di libertà. 
Per ora è solo e sicuramente mezzo di  semplice spostamento e poi di disagio, di malattia, di cattiva qualità della vita.

Dopo la pubblicità ecco il programma di approfondimento, si parla ovviamente della crisi, le fabbriche di auto hanno problemi, chiudono, delocalizzano, non sanno più quale cervellone andare a strapagare per risolvere la situazione che è, in effetti, di per sé irrisolvibile e drammatica.

A nessuno, a partire dall’operaio disperato (sarebbe bello sentire la voce degli operai che pretendono, oltre al lavoro, anche sicurezza e qualità di vita per loro e i loro figli) fino al manager avvolto in morbido cachemire, passando per il politico spesso schiacciato e reso impotente dalla corruzione, viene nemmeno in mente un possibile cambiamento di rotta.

Chi faceva le auto sente solo il diritto a continuare a farle nello stesso modo, chi le vende solo il diritto a continuare a venderle, a tutti i costi, compreso quello della salute propria e dei propri figli. 
E non è che non si faccia proprio niente, paradossalmente su altri versanti ci sono eminenti studiosi, tecnici preparati, persone oneste e animate dai più sani principi che al mattino si alzano e vanno a misurare i livelli di guardia dell’inquinamento. Sappiamo tutto o quasi sull’inquinamento, è “monitorato”, come si dice.
 È come se uno che sta annegando si dannasse più che a salvarsi a cercare di sapere con precisione quanto è profonda l’acqua in cui sta annaspando.

Mi permetto un pensiero ulteriore, non credo che nessun vertice, che da nessun vertice solamente, di nessun tipo verrà mai una soluzione a queste assurdità patenti. Personalmente non sono nemmeno certa che una soluzione ci sia, ma se dovesse esserci essa sta solo nella presa di coscienza di ciascuno di noi. dal fare un passo fuori e oltre il circolo vizioso nel quale siamo finiti. Il cambiamento deve avvenire prima che in ogni altro luogo nel nostro modo di pensare.

Stiamo esercitando una violenza inaudita sulla natura, inconsapevoli e tutti presi dai nostri riti quotidiani e dal non farci scappare la nostra piccola dose di piacere. E speriamo poi invece, abbastanza ingenuamente, ancora in un suo aiuto.

Ma, almeno questo dovremmo saperlo, il vento e la pioggia e tutte le manifestazioni magnifiche della natura, non sono prevedibili, arrivano come e quando capita. A noi spetterebbe, per cambiare rotta veramente, di cominciare ad amare la loro bellezza e a rispettarla.

Paola Doretto

Lista civica “il Ponte”

 


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