| Dopo otto mesi primi segnali di “stanchezza” nelle forze di maggioranza |
| Comune, tira aria di crisi |
| In vista rimpasti: le due donne finiscono nel mirino. Ma non sono le sole |
| Giovedì 9 Febbraio 2012, |
| Tira brutta aria in Municipio. Sono trascorsi appena otto mesi da quando Claudio Pedrotti si è seduto sulla poltrona più importante del Comune e per la prima volta una crisi strisciante sta attraversano il Palazzo. Dovrà reggere il timone saldamente con entrambe le mani il primo cittadino se vorrà uscire indenne dalla tempesta politica. Per ora si tratta di indiscrezioni legate a insofferenze interne ai partiti della maggioranza, Fiume in particolare. Alla base ci sono più motivazioni sfociate – ma qui siamo nel campo delle indiscrezioni – in alcuni incontri dai quali sarebbe emerso un percorso che potrebbe portare tra qualche mese – fine marzo forse aprile – una volta approvato il Bilancio, alla modifica degli assetti di giunta. Il sindaco Pedrotti è a conoscenza dei malumori in maggioranza, ma sino ad ora non avrebbe fatto passi concreti. Insomma, braci che ardono sotto la cenere e che per ora hanno fatto solo segnali di fumo, ma l’incendio potrebbe divampare presto. La prima questione è legata all’assessore all’Urbanistica che rappresenta il Fiume, Martina Toffolo. Potrebbe essere la vittima sacrificale. Non a caso, ma anche qui siamo nel campo delle indiscrezioni, in alcune assemblee del Fiume sarebbero emersi malumori sulla possibilità che continui il suo percorso in giunta. Anche il rapporto con Pedrotti, solido sino a qualche tempo fa, ora sembra legato a un filo più sottile. L’attacco dell’altra sera in consiglio è emblematico e fa presagire un futuro incerto per la responsabile dell’Urbanistica. Nessuno vuole fare la prima mossa, ma alla fine gli interessi di Fiume e sindaco potrebbero coincidere. Ma la Toffolo non è l’unica finita nel mirino. Sempre dal Fiume malumori sarebbero stati espressi pure per l’altra donna in giunta, Chiara Mio, referente del Bilancio e dell’Istruzione. In questo caso, però, il rapporto tra l’assessore e il sindaco è consolidato. La chiave di volta per metterla in discussione potrebbe essere il fatto che la Mio è sempre più lanciata professionalmente quindi la sua presenza a Pordenone e nello specifico in assessorato si è decisamente assottigliata. Diversa la causa reale: donna decisa ed energica è difficilmente manovrabile nella stesura del Bilancio. Basterebbe questo per dare il senso di quello che si sta muovendo sotto traccia in Municipio. Ma non è tutto. Difficile pensare, infatti, che nel caso di una verifica non vengano messi in discussione anche altri referati come quello al Commercio (Bruno Zille), Politiche sociali (Vincenzo Romor) e Mobilità (Nicola Conficoni). In più la maggioranza ha mostrato di essere debole in consiglio. Anche per questo Sergio Bolzonello l’altra sera ha preso in mano il timone. Pedrotti, però, non ha intenzione di stare alla finestra e non è da escludere che possa essere lui il primo a muoversi. © riproduzione riservata |
Il Gazzettino. Comune, tira aria di crisi
La vicina di casa: non resta che andarsene
| Da Il Messaggero Veneto
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| L’ultima beffa sono stati gli auguri di Natale dello studio Colin, che ha progettato l’ecomostro, affissi da qualcuno sui campanelli dei condomini della zona. Quell’immagine della “mascotte” del complesso Punto Cardinale con il cappello di Babbo Natale e le fauci spalancate oggi sembra voler dire “vedete che alla fine non è successo nulla”. «Quando ho visto quel biglietto – afferma Annalisa Furlan, che con una lettera al giornale aveva denunciato il caso dell’ecomostro che ha oscurato la visuale a molti residenti in piazza Costantini e nelle zone limitrofe – volevo chiamare lo studio per capire qual era il senso di questa cosa. Poi ho rinunciato». Perché alla fine, dopo aver visto crescere l’ecomostro, il sentimento è quello della rassegnazione. «Siamo scoraggiati, frustrati – afferma – e non ci resta che la speranza che, prima o poi, ce ne andiamo, ci trasferiamo da qualche altra parte». Alla Furlan non sono andate giù in particolare le parole in consiglio comunale dell’ex sindaco, Sergio Bolzonello. «Ha criticato i palazzoni anni Sessanta e Settanta – sottolinea – mentre salvava l’ecomostro di piazza Costantini. Soltanto che i primi hanno rispettato l’intorno, mentre il complesso in fase di completamento ci ha tolto il sole». Alla possibilità che il Comune disponesse la demolizione dell’abuso la Furlan non ci ha mai creduto, «e in ogni caso sarebbe stato un ulteriore danno, con passaggi di camion, polvere e altro ancora. L’ho detto, ormai siamo rassegnati, quello che è stato fatto non è più sanabile». (ste.pol.) |
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Martina Toffolo non ricorda: il plastico c’era eccome!

Questa foto è stata pubblicata ieri dal Gazzettino. È stata scattata il 12 maggio, durante la conferenza stampa che si è svolta nel cantiere dell’ecomostro. In primo piano il plastico che già riproduce il palazzo con l’abuso. Dietro l’ex sindaco.
| MESSAGGERO VENETO | |
| GIOVEDÌ, 10 NOVEMBRE 2011 | |
| PIAZZA COSTANTINI |
| L’assessore Toffolo a Pedicini: il parcheggio non è previsto |
| Giuseppe Pedicini «ha la memoria corta». L’assessore all’urbanistica Martina Toffolo non accetta una “dimenticanza” voluta «per cavalcare una polemica inutile». L’aspetto contestato, infatti, è quello della piazza riqualificata con il progetto Punto cardinale. Pedicini evidenziava che l’area tra via Roveredo e via Sturzo sia un parcheggio e non una piazza, ma l’assessore ricorda all’allora presidente della commissione urbanistica che, proprio quando lui ricopriva quell’incarico, il posteggio divenne piazza. «Di questo aspetto avevamo parlato in commissione urbanistica, quando abbiamo esaminato il piano attuativo di piazza Costantini – rimarca Toffolo. In quell’occasione abbiamo convenuto che era impossibile procedere a una variante attraverso il piano particolareggiato, per cui la trasformazione da parcheggio a piazza sarebbe stata attuata utilizzando lo strumento regolatore. E’ quello che abbiamo fatto con la variante 77 dei servizi che ha tolto la destinazione a parcheggio e individuato, per l’appunto, la piazza come da progetto. E’ uno dei risultati importanti emersi proprio dal dibattito in quella commissione di cui Pedicini era presidente». Infine la questione relativa al plastico che sarebbe stato presentato in conferenza stampa: «Mai visto, a quell’incontro non c’era». ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
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Al consiglio comunale…
Al Consiglio di lunedì 24 ottobre, fra le altre, si è discusso dell’abuso edilizio che è stato realizzato nel palazzo di piazza Costantini che tutti chiamano “ecomostro”.
Tutti no: Sergio Bolzonello e l’avvocato Coden pensano che ben altri siano gli ecomostri a Pordenone e che quello in costruzione sia, tutto sommato, migliore di quel che fu fatto negli anni ’60 e ’70. L’osservazione è sensata, attorno c’è di peggio. Diciamo che abbiamo ecomostri vecchi, recenti e contemporanei. Quello di piazza Costantini è un ecomostro contemporaneo.
Trovate nelle cronache di Gazzettino e Messaggero Veneto un resoconto della serata e delle cose dette. Ovviamente ogni giornale ed ogni giornalista scrive le cose come le intuisce e le vive, è giusto che sia così. Dunque fra le due cronache trovate anche differenze di giudizi. La differenza può essere sintetizzata così: che il Messaggero scrive che Zanolin ha attaccato Bolzonello, il Gazzettino che Bolzonello ha attaccato Zanolin.
A dire il vero io ho fatto un’apertura a Bolzonello ed alla Toffolo: ho detto che credevo (e credo) alla loro estraneità all’abuso. Ciò che imputo alla Toffolo è una mancanza di sensibilità politica: come fai a non tenere sotto stretto controllo una costruzione sulla quale si è discusso nei due mesi di campagna elettorale? Mistero, secondo me. Imputo loro anche una grande ingenuità, che penso non sia mai cosa buona in politica: aver partecipato ad una conferenza stampa nell’area di cantiere mentre costruttore e progettisti stavano attuando un abuso. Il fatto grave è che proprietà e progettisti sapevano che stavano commettendo un reato. Non è perlomeno eticamente molto grave aver portato fraudolentemente Sindaco e Assessore nel “luogo del delitto”? Io penso di sì, ma tutti sono liberi di pensarla come vogliono.
Badate che quando dico che l’abuso era stato perpretato prima del 12 maggio, parlo di una cosa di cui sono certo. Se infatti si costruiscono sette metri in altezza in più rispetto al concesso, è necessario (a meno che non si sia dei pazzi irresponsabili) adeguare tutti i calcoli dell’edificio ad un carico maggiore. Dunque fin dal primo plinto si costruisce per un’altezza diversa da quella concessa. Anche le colonne che contengono i servizi (ad esempio gli scarichi) devono prevedere un’altra portata. È evidente che dietro all’abuso c’è una intelligenza, non sono quattro mattoni messi su a caso. Inoltre tutta la sagoma dell’edificio è diversa rispetto a quella concessa. L’abuso era certamente programmato fin dall’inizio.
Qual’è il costo di un simile abuso? Intendo dire il costo del progetto che si va a realizzare e che rende del tutto inutile quello usato per avere la concessione edilizia ed il costo di realizzazione di un abuso di 1.800 metri cubi più del concesso? Sono milioni di euro. Un imprenditore, una società che ha fini di lucro investe milioni di euro totalmente al buio, a totale rischio? Senza tra l’altro che il mercato edilizio mostri interesse per la costruzione! Inoltre i progettisti sanno benissimo che quello che stavano commettendo era un reato penale. Cosa li ha spinti a farlo? Quali speranze covavano di uscirne indenni? Vedremo, a queste domande risponderanno i Pubblici Ministeri.
Ora che succede? Ora lasciamo che la magistratura indaghi e faccia il suo lavoro. Indagare non è compito della politica. Una cosa è sicura: che se il reato amministrativo può trovare una soluzione in una sorta di sanatoria (alla quale chiedo che il Comune si opponga con tutte le sue forze), il reato penale non si sana. Vedremo, basta aspettare e sapremo tutto.
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Bolzonello: ho fatto la Conferenza stampa con Lasalvia, ma fuori dal cantiere
L’ex Sindaco Bolzonello tiene a precisare che lui, il 12 maggio, la conferenza stampa l’ha fatta fuori dal cantiere dell’ecomostro.
Ecco la foto pubblicata oggi dal Gazzettino: Balzonello, fatti i calcoli, dovrebbe essere a quasi otto metri dalle impalcature, dentro l’area di cantiere. Quando si sbaglia è meglio dire “Ho sbagliato, mi spiace”, piuttosto che inventarsi cose di questo tipo.
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L’URBANISTICA DELLE VARIANTI CHE DANNEGGIA PORDENONE
| Dal Messaggero Veneto |
| L’ANALISI |
| di GIUSEPPE RAGOGNA Un enorme gattone, disegnato a colpi di spray, ha il compito di rendere meno cupo il cantiere che sta divorando piazza Costantini. Ma non ci riesce. L’impatto della costruzione è devastante. Non a caso, il nuovo edificio è stato subito battezzato “ecomostro”. Lì c’era una modesta casetta, con annesso il laboratorio artigianale. Certo, da tempo l’area era abbandonata. In verità, nessuno mai si sarebbe aspettato la realizzazione di un palazzo di simili dimensioni: nove piani per una settantina di appartamenti. E’ evidente l’incompatibilità con una piazza di modeste dimensioni, circondata da negozi perlopiù multietnici, con accanto un altro cantiere chiuso, a causa delle difficoltà dell’impresa nell’ultimare i lavori di ristrutturazione dell’ex Curia. Così la zona costituisce uno dei più contraddittori “buchi neri” della città, ovviamente sotto l’aspetto urbanistico. «L’ecomostro ci ha tolto il sole. Sembrerà una banalità – hanno scritto alcuni residenti nell’area delle Poste centrali –, ma trovarsi senza luce mortifica l’anima». Suvvia, è uno scempio. Ora sappiamo che, al riparo della cupa schermatura eretta a protezione delle attività edili, le già generose cubature stavano lievitando ben oltre i parametri concessi. A detta dei funzionari comunali, le irregolarità sono quantificate in un piano e mezzo. Si tratta di un grave strappo alle regole, che ha spronato il sindaco Claudio Pedrotti a comunicare la sua profonda indignazione. E’ infatti sconcertante l’atto di prepotenza compiuto in uno dei punti più deturpati di Pordenone, in un luogo maledetto dai residenti, tra l’altro particolarmente sorvegliato. D’altra parte, simili comportamenti sono facilitati da un sistema tutto italiano di accomodamenti, attraverso le pratiche di sanatoria. Una multa e via, più cemento per lucrare benefici economici. La triste vicenda ha origine dalla gestione di un piano regolatore vecchio, inadeguato allo sviluppo della città. Ciò ha comportato il ricorso a varianti urbanistiche elastiche, l’ultima delle quali reca il numero 77. Lo ha ammesso inconsapevolmente anche l’assessore Martina Toffolo: «Abbiamo restituito spazi importanti alla città, pur concedendo maggiori volumetrie». Dai, quali spazi? E’ forse una conquista una piazza sventrata, che soltanto l’ingenuità può definire più verde, grazie a una futura piantumazione di una decina di alberelli? Lì di sicuro, in autunno, non si raccoglieranno le castagne, nonostante gli architetti si affannino a chiamare “bosco” una superficie di pochi metri quadrati studiata per dare un tocco di colore al grigio del cemento. E i diritti dei proprietari degli edifici vicini, che magari hanno investito i risparmi di generazioni per un’abitazione tranquilla e luminosa, valgono forse meno di quelli ostentati dagli immobiliaristi? Ciò che oggi stride è la scelta inopportuna dell’amministrazione Bolzonello di partecipare all’incontro promosso dalla proprietà dell’ecomostro, pochi giorni prima del voto, per giustificare quell’operazione urbanistica. L’ex sindaco minimizza. Sostiene di essersi limitato a parlare soltanto della piazza. Conta però il fatto che era presente a un incontro promozionale di un progetto complesso. Punto. Tra l’altro, la cerimonia avveniva mentre i residenti scrivevano lettere di protesta ai giornali. Eppure, a loro non è stata riservata alcuna parola pubblica. Nessuna autocritica, se non lo scarico di responsabilità sui sindaci precedenti, quando negli ultimi anni la sua amministrazione aveva il compito di rivedere il piano regolatore. Lo ha fatto Udine. Eppoi perché, se ieri era impossibile adottare un nuovo strumento urbanistico, oggi l’assessore riconfermato si candida a farlo? E’ chiaro che questa triste vicenda impone una tabella di marcia rapida verso un nuovo sistema di regole, in grado di riorganizzare lo sviluppo di una città profondamente cambiata rispetto a vent’anni fa. Che riesca a stoppare un’anarchia urbanistica che dal dopoguerra ha divorato la storia di Pordenone. Si è costruito troppo e male. Vale la pena di ricordare che, durante la campagna elettorale, una larga maggioranza di candidati (Pedrotti incluso) ha accolto l’appello di mettere in agenda un nuovo piano regolatore, tendenzialmente a “cubature zero”. Ciò non significa il blocco delle attività edilizie, in quanto ci sono numerose aree dismesse e decrepiti edifici da rottamare. Le nuove scelte, invece, sono sostenute da esempi virtuosi che si moltiplicano in Italia: da Firenze a Udine. Il dado è tratto. Sono però necessari atti di discontinuità da chi ha gestito in modo accomodante l’urbanistica. Occorrono scelte concrete. Soprattutto coerenti. |

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