• Pubblicato il 03 dicembre 2011
imgres

GIUSEPPE RAGOGNA. GLI INTERESSI COMMERCIALI E LA SCARSA LUNGIMIRANZA

Sul Messaggero Veneto di oggi. Queste le conclusioni dell’articolo di Giuseppe Ragogna:

 A Pordenone no, sono pessime varianti di rettilinei, che favoriscono le attività commerciali. Si potrà sostenere che il costo è a carico dei privati (solo l’ultima opera). Ma la giustificazione non regge, perché la strada è pubblica. Migliaia di automobilisti pagano tasse e balzelli per ottenere servizi. Non per rimanere incolonnati davanti ai supermercati.

STORIE PORDENONESI
di GIUSEPPE RAGOGNA Non c’è più la circonvallazione. Pordenone è senza un sistema fluido di viabilità. La matassa di strade si è ingarbugliata, tanto in centro quanto in periferia. E’ sentita soprattutto la mancanza di un asse esterno in grado di garantire collegamenti rapidi. Negli anni di maggiore sviluppo non c’è stata lungimiranza di strategie. Per capirci, occorre fare qualche passo indietro. Negli anni Trenta venne realizzata la prima circonvallazione, da largo San Giovanni a Borgomeduna, passando attraverso il tratto semicircolare di viale Marconi e di via Dante. Era l’opera simbolo della grande “rivoluzione” viaria. Vent’anni dopo, ai primi segnali del “boom” economico, fu realizzata la seconda circonvallazione, con l’unione di viale Venezia con via Aquileia. La storia finisce qui. Pordenone ha raddoppiato le sue dimensioni, ma la viabilità è rimasta la stessa. E oggi l’intero sistema non ha proprio nulla a che vedere con le funzioni di una moderna circonvallazione, concetto ben delineato da Wikipedia: “E’ il nome che si dà a un sistema viario che organizza la circolazione dei veicoli attorno al nucleo urbano di una città. Lo scopo principale è di agevolare i flussi veicolari impedendo l’attraversamento del centro”. Si badi bene, la progettazione non è rimasta ferma. E’ stata prevista la messa in sicurezza della Pontebbana, con slarghi, sottopassi e sovrappassi. Soltanto che le opere più significative sono rimaste sulla carta. Per la verità, è stata delineata anche un’ipotetica “gronda Nord”, cioè una viabilità parallela rispetto alla Pontebbana, in grado di collegare lo svincolo autostradale di Fontanafredda con quello di Cimpello: una decina di chilometri di superstrada. Ma quell’idea (anni Ottanta) non ha mai visto la luce, per l’insufficienza di quattrini. Attenzione, gli stessi problemi esistono nell’area sud della città. Mentre altri Comuni potenziavano le circonvallazioni, o costruivano le tangenziali, Pordenone sognava in grande, senza realizzare nulla. E le carenze si pagano oggi. Così, l’asse costituito da viale Marconi e via Dante è diventato il famigerato “ring”, una strada interna unidirezionale, che ha sconquassato la vita sociale della zona. Praticamente il traffico intenso ha compromesso la qualità della vita. I negozi più coraggiosi galleggiano faticosamente, mentre gli altri hanno chiuso. Numerosi appartamenti sono vuoti, a causa di inquinamento e di rumori insopportabili. L’anello circolatorio, troppo centrale, ha lacerato il tessuto urbano. Ha attratto ancor di più il traffico passivo nel cuore della città. Conclusioni: il Comune, invece di coinvolgere l’Atap in un progetto di riorganizzazione della “mobilità”, per allargare la zona pedonale attraverso il potenziamento dei servizi di bus (magari piccoli ed elettrici), ha preferito incassare i ricchi dividendi dell’azienda dei trasporti per sanare i bilanci. E’ mancato il coraggio di ripensare il centro, ricucendo brandelli di città. La stessa circonvallazione di viale Venezia ha perso la sua funzione. E’ stata ridotta a caotica strada di collegamento ai supermercati. Guarda caso, gli interventi viari più importanti sono stati decisi da convenienze commerciali. Con un’operazione bipartisan sono stati costruiti il cavalcavia davanti all’Ipercoop Meduna e il sottopasso all’ingresso dell’Emisfero. Non solo. Tempi e costi si sono dilatati, provocando tagli a opere significative. Per un tratto di due chilometri e mezzo sono stati superati i tempi impiegati a costruire il “passante di Mestre” (32 chilometri). Ciò ha causato un’impennata dei prezzi. Tant’è che i lavori, affidati in appalto per 13 milioni di euro, sono costati il doppio. Misteri italiani. Quando ci sono in gioco soldi pubblici si verificano sempre imprevisti. Fatto sta che è saltato il nuovo ponte sul Meduna, il quale era stato progettato per superare l’attuale collo di bottiglia. Non basta. Nell’ultimo mese, per soddisfare le esigenze del nuovo Interspar, il Comune ha convinto “Fvg Strade” (concessionaria di quel tratto di Pontebbana) a realizzare una rotonda funzionale al supermercato. Si è creata così l’ennesima strozzatura. Eppure le rotatorie sono fatte per eliminare semafori, o incroci pericolosi. A Pordenone no, sono pessime varianti di rettilinei, che favoriscono le attività commerciali. Si potrà sostenere che il costo è a carico dei privati (solo l’ultima opera). Ma la giustificazione non regge, perché la strada è pubblica. Migliaia di automobilisti pagano tasse e balzelli per ottenere servizi. Non per rimanere incolonnati davanti ai supermercati.

Use Facebook to Comment on this Post

  • Pubblicato il 01 settembre 2011
01

Centro commerciale “Meduna”

La Giunta comunale ha approvato la venerdì 19 agosto una proroga alla variante del Centro commerciale “Meduna” con la quale sarà possibile ampliare il numero dei negozi dello stesso Centro. In altre parole: la precedente Giunta, di cui facevo parte, aveva concesso al “Meduna” di ampliare la galleria dei negozi, non la superficie dedicata alla Coop. Ma aveva stabilito un tempo massimo entro il quale tutti i progetti dovevano essere presentati, il 22 agosto 2011. La società immobiliare proprietaria del “Meduna”, controllata da Coop, non era in grado di rispettare questa scadenza, senza che il Comune ne avesse colpa.

Francamente io quella proroga non l’avrei concessa, perché nel frattempo tutta la situazione del commercio è profondamente mutata e non credo proprio che sia piuù il momento dei centri commerciali: in tutta Europa si torna a investire nei centri città, che altrimenti si svuotano del commercio e muoiono. In altre parole il Comune aveva un’occasione elegante per “sfilarsi” e ridiscutere tutti gli indirizzi per il commercio in città.

Chiedo: la Giunta è sicura di quello che ha autorizzato, soprattutto nella prospettiva della sopravvivenza e della crescita della qualità del commercio in città?

Il “Ponte” chiede al sindaco Pedrotti di valutare, prima di decretare in maniera definitiva l’avvio dell’autorizzazione, insieme ai componenti del Centro commerciale “Meduna” ed alla Coop Consumatori Nordest, che è certo una parte importante dell’iniziativa, SE e COME sia possibile invece tornare ad investire nell’area centrale della città, fra le sue abitazioni, in luoghi che stanno subendo un grave abbandono, come viale Marconi. Quell’abbandono è un danno grave per tutta la città. Che senso ha ampliare un centro commerciale periferico se il commercio in città decade e con esso decade, è sotto gli occhi di tutti, la stessa città?

Quello che oggi è pesantemente in discussione sono l’esistenza stessa e la qualità del commercio in città. Mi chiedo come, anche con l’aiuto del movimento cooperativo, che nessuno vuol penalizzare, si possa trovare una risposta moderna, di qualità, di interesse sociale, di valorizzazione delle produzioni locali, al commercio del futuro ed alla vita in città e della città.

Per questo aver confermato la variante che amplia il Meduna senza aver fatto discutere tutti i protagonisti mi sembra un errore, che non avrei commesso.

Pedrotti è ancora in tempo: porti questo tema dentro una discussione sul futuro della città. Non si deve procecedere con iniziative limitate e parziali, che riguardano solo una parte della città. È tempo di esplicitare un’idea complessiva di città, di cui il commercio è parte fondamentale.

 


Use Facebook to Comment on this Post