Mi pare che l’incontro che una delegazione delle istituzioni della nostra provincia avrà nei prossimi giorni con la professoressa Compagno, Magnifico Rettore dell’Università di Udine, aumenti di giorno in giorno d’importanza. Non solo perché la presenza di corsi universitari a Pordenone è molto importante per il nostro territorio, ma perché si pone concretamente la questione della relazione fra questa provincia e quella di Udine, anche in vista delle elezioni regionali.
Ho sempre pensato che le elezioni regionali non si giochino solo sulla scelta fra due schieramenti, ma sulla capacità di uno dei due schieramenti di rappresentare alleanze territoriali così forti da far “girare” attorno a se tutto il governo della Regione autonoma.
È evidente che la crisi mette in crisi i vecchi equilibri: possiamo ancora permetterci due università? Non credo. Possiamo permetterci ancora due grandi ospedali che sono anche cliniche universitarie del tutto identici e un terzo ospedale (Pordenone) che arranca tentando di imitarli? Non credo. E sono solo due esempi.
Quella che si aprirà nel 2013 sarà la legislatura regionale delle scelte e della razionalizzazione, per necessità. Meglio sarebbe stato se avessimo scelto prima, ma i meccanismi di costruzione del consenso politico non lo consentono e fosse anche solo per questo dovremmo riformarli.
Udine e Trieste debbono presentarsi all’appuntamento o molto forti per scontrarsi, o avendo già un accordo nel cassetto testimoniato da una/un candidato Presidente. Il fatto che Cosolini abbia vinto a Trieste rende non banale a Tondo presentarsi come quel tipo di candidato e nel contempo pone a pordenonesi e goriziani un serio problema: tentare di far gruppo attorno ad uno dei due contendenti per garantirsi alcune cose in vista della trattativa finale fra i due, oppure fare altro? E che altro? Coltivare il sogno di una candidatura forte che finalmente spezzi il duopolio? Dico subito che quest’ultima a me sembra una grande ingenuità senza progetto. Però, per carità, se qualcuno vuol tentare faccia pure.
Dunque trovare un accordo. Per il nostro territorio, trovare un accordo oggi significa tentarlo con Udine, francamente non vedo alternative. Per questo mi pare che la questione università sia cruciale.
Ho visto che i soci del Consorzio per l’Università chiedono la presenza di tre dipartimenti universitari a Pordenone. Poiché ogni dipartimento dell’Università di Udine, secondo il punto b del comma 2 dell’articolo 2 della legge Gelmini, deve avere almeno 40 docenti incardinati, si capisce che abbiamo fatto una legittima ed importante richiesta, che passa però attraverso una riconsiderazione generale dell’Università di Udine, in particolare sul tema delicatissimo sulla sua strutturazione policentrica. Questo tema è decisamente politico ed ha di certo conseguenze anche sulle risorse. L’ispirazione generale della Legge 240 del 2010 e dei provvedimenti che l’hanno preceduta tende a ridurre corsi e sedi decentrate. Dunque università policentrica significa anche correre il pericolo di avere in alcune sue strutture un rapporto troppo basso fra numero di docenti e numero di studenti e perciò di non ricevere i finanziamenti statali per quei corsi. Il territorio assicurerà (giudiziosamente) all’università le risorse necessarie? Garantirà un numero elevato di studenti? Questo è davvero un tema non semplice da dipanare, ma molto politico. Se l’Università di Udine diventasse nei fatti l’Università di tutto il Friuli, questo sarebbe un fatto politico rilevante. Tanto più che il passo immediatamente successivo, lo si voglia o no, è la federazione, o la fusione, fra le due università regionali. Non si giustificano due atenei in una regione di un milione e duecentomila abitanti, è evidente a tutti e credo che sarà più forte in quel processo l’ateneo che si presenterà con il rapporto più strutturato col territorio regionale. Trieste ha fatto qualche passo serio verso Gorizia ed ha chiuso con Pordenone, vedremo ora cosa farà Udine.
Se Udine divenisse un ateneo policentrico e noi pordenonesi sostenessimo questa scelta, altre questioni importanti si porrebbero.
Chiunque conosca un poco la sanità regionale sa bene quale rapporto abbia con l’Università. Le due cliniche universitarie si sono fuse con gli ospedali generali di Trieste e Udine, le due università hanno un rapporto importantissimo con gli ospedali e li condizionano.
Noi pordenonesi vogliamo un nuovo ospedale. Ma io non credo affatto che potremo realizzare a Pordenone un ospedale generale e non credo che nemmeno Trieste e Udine potranno mantenere in vita due ospedali generali, in cui si fa tutto, dal pronto soccorso fino ai trapianti, con due equipe di cardiochirurgia e neurochirurgia per ogni ospedale. I tre ospedali di Udine, Triste e Pordenone, assieme, dovranno garantire una unica funzione di “general hospital” per i cittadini del Friuli Venezia Giulia. È in funzione di questo sviluppo, che giudico inevitabile, che va progettato il nuovo ospedale di Pordenone e la cosa più deludente di questi anni, nel rapporto fra Pordenone e la Regione autonoma, non è che non si siano trovati ancora i soldi, ma è che non c’è stata alcuna vera progettazione che ci dicesse sia quel che a Pordenone davvero si dovrebbe fare che quel che avremo diritto a ricevere a Udine e Trieste. In questa incertezza, che i nostri migliori clinici e chirurghi se ne vogliano andare, mi pare ovvio.
Altro tema decisivo di rapporto e possibile alleanza con Udine e l’Università è il CRO, che ha certamente diritto e dovere di cercare alleanze con tutti i centri di ricerca del mondo. Io però non credo proprio che il CRO possa prescindere da un rapporto fortissimo con l’università che ha più vicina, quella di Udine.
Dunque le risposte che verranno sull’università possono aprire il campo ad altri, importanti accordi, dai quali il nostro territorio non prescinde. È evidente che sia quanti trattano per Pordenone che la professoressa Compagno hanno alle spalle problemi di consenso, coi territori, le istituzioni, il Senato accademico. La mia speranza è che ciononostante un accordo si trovi e che apra la strada per farne altri: sarebbe un fatto politico molto importante per il futuro di tutta la regione.
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