Quando non si hanno argomenti seri, si usa allora denigrare le persone che, come consiglieri comunali, fanno il loro dovere: li si addita come mossi da acredine personale, di esercitare non la critica ma l’assalto, l’accerchiamento della persona, dei partiti che sono al governo in città. E’ vero che Zanolin e Pasut sono alti ed in carne, ma non al punto tale da poter assaltare e assediare solitari Fort Knox: si limitano a svolgere con particolare pervicacia l’approfondimento delle zone oscure, delle opacità amministrative dell’amministrazione comunale. A questo Zanolin e Pasut mi sono dedicati dopo anni di amministrazione della cosa pubblica. Il passato, quello di Zanolin in particolare, come del resto quello di chiunque, è un ostacolo insormontabile alla dialettica, alla investigazione, alla critica?
La strada di Zanolin e Pasut e di tanti altri che hanno dato vita a “il Ponte” si è separata da quelli che governano il Comune ormai un anno fa: tutto qua.
Una prima considerazione: la nostra battaglia, da giugno in poi, come d’altronde sottolineato durante la lunga campagna elettorale, è sempre stata all’insegna della trasparenza, della “glasnost”. Stiamo chiedendo documenti al Comune ed al Signor Sindaco, stiamo avanzando mozioni, stiamo redigendo interpellanze, quasi tutte a risposta scritta. Le risposte che riceviamo sono molto lacunose, spesso non ci sono proprio. Attendiamo da oltre due mesi documenti che abbiamo il diritto di avere e non ci vengono dati.
Sottolineiamo che nel sito del Comune di Pordenone non sono pubblicati nomi e compensi degli amministratori delle partecipate, cosa invece ampiamente chiara visitando le pagine web dei comuni di Aviano e di Spilimbergo, ad esempio: è forse per tutela della privacy? Anche a fronte di norme che obbligano i Comuni alla trasparenza totale? Dobbiamo rilevare oggi che la quantificazione dei compensi di un amministratore delle partecipate e la loro divulgazione a Pordenone non è prerogativa dell’ente, dell’istituzione comune, ma dei partiti di maggioranza e del loro eletto a Sindaco. Ci sembra si tratti di una aberrante involuzione della buona politica, di una occupazione di spazi indebita, di confusione di ruolo. Questi partiti della maggioranza che poi sorvolano sui dati reali, omettono di precisare che oltre ai quasi 138.000 euro bisogna aggiungerne altri 78.000 per un premio di risultato legato al risultato di bilancio (basta un euro di utile per conseguirlo): certo parliamo di compensi lordi, come lo sono i compensi di tutti le lavoratrici ed i lavoratori, di tutti i professionisti, compensi sui quali si pagano le tasse: e ci mancherebbe! C’era bisogno di precisarlo?
E veniamo alla strategia, non alla persona, potrebbe trattarsi di chiunque. D’altronde il dottor Petrangelo non si è autonominato, ma è stato prescelto. Sindaco e partiti di maggioranza contestano “il Ponte” perchè, dicono, è una strategia vincente accentrare potere in un’unica persona: ne siete proprio sicuri? Siete certi che non ci possa scappare qualche conflitto d’interesse? Che le relazioni tra quelle società al cui governo presiede sempre la stessa persona, non si dimostrino incestuose, che qualche società venga favorita e qualcun’altra sfavorita, che l’ente proprietario rimanga all’oscuro e danneggiato?
Perchè se fosse vero quello che costoro affermano, perchè allora non accentrano su un’unica persona tutte le cariche nelle partecipate? Mandino a casa i presidenti di GSM e Fiera, ad esempio, e mettano un unico super amministratore a capo di tutto: fa strategia, secondo loro.
Obiettano che le scelte che hanno orientato le nomine in passato (Pedrotti per ora, di importante, ha nominato ex novo solo Lessio) sono il frutto di una opzione orientata alla managerialità. Due osservazioni: si introducono di nuovo quelle confusioni di ruolo tanto vituperate dalla disciplina d’impresa (pubblica) fra politica e amministrazione: Petrangelo da una parte presiede il CdA, dall’altra e’ Amministratore unico, dall’altra ancora fa il manager, ma sempre per designazione politica. Non esiste una precisa linea di demarcazione, salvo il fatto che però lo spoil system non si applica, il nuovo sindaco deve bere l’amaro calice e tenersi gli amministratori nominati dal suo predecessore, comunque vada.
Viaggiando fra i documenti facilmente reperibili nel web, si constata che diverse amministrazioni comunali hanno messo proprio un paletto alla durata degli amministratori delle partecipate, legandola al permanere in carica del Sindaco, non vita natural durante. Sorvoliamo su responsabilità e costi del management, perchè non sono peculiarità della nostra situazione, nessuno obbliga qualcuno a assumersi le responsabilità connesse all’assunzione delle cariche in società pubbliche. Se non si ritiene remunerativo il compenso, per il quale esiste un limite (ma è quello superiore, nessuno vieta di prendere di meno!) si possono trovare altre valide opportunità per chiunque nel mercato, nella libera professione. Chi presenta un curriculum per concorrere (è una parola grossa, c’e’ da sorridere…) ad un incarico pubblico deve sapere prima quale sia il suo compenso e se lo ritiene poco appetibile evita di complicarsi la vita, di assumersi responsabilità, anche penali.
Pedrotti ed i suoi sostenitori affermano che la sovrapposizione di incarichi è la diretta conseguenza della scissione di HydroGea da Gea, obbligata da sopravvenute norme sulla liberalizzazione: qualcuno ci spieghi perchè a Pesaro quei business convivono, perchè non si è approfittato della scissione per separare gli incarichi. E’ un dato di fatto acclarato che all’amministratore unico di GEA, il cui appannaggio per il 2010 era di circa 46.000 euro annui, per il 2011, grazie alla scissione ne vengono assicurati quasi 165.000.
Sta soffiando il vento della protesta per gli accumuli di cariche e di compensi nella politica, anche in quella indiretta come nel caso in discussione, a fronte di sacrifici richiesti ai soliti noti, ai pesanti interventi nel sociale, costretti da una crisi finanziaria senza precedenti se non nella grande depressione. E le forze che governano la nostra città parlano di impegno sociale e di spirito di servizio: diano l’esempio invece di addebitare astio a chi denuncia e propone che le cose cambino.
Non è a Zanolin, Pasut ed al Ponte che devono risposte, ma alla comunità. E le risposte devono essere all’insegna della trasparenza, che per ora latita, della sobrietà, che si predica ma non si pratica salvo qualche eccezione, del rispetto di chi non ha opzioni dignitose di vita, dell’aiuto per chi vive i drammatici momenti delle fine di un vecchio modo di produrre.
Stiamo verificando i risultati sbandierati nella gestione dei rifiuti, attendiamo di verificare quelli prodotti dalla gestione del servizio idrico, con un occhio di riguardo però a quanto finisce nelle bollette che paghiamo tutti, non solo ai risultati di gestione. Un bilancio sano, per una società pubblica locale di servizi, non è sinomino di eccellenza, nè di economicità, perchè è facile scaricare qualunque costo nella tariffa. Tanto, come si dice a Pordenone, “paga Pantalon”.
I commenti