• Pubblicato il 24 dicembre 2011

Non è a Zanolin, Pasut ed al Ponte che si devono risposte, ma alla comunità.

Quando non si hanno argomenti seri, si usa allora denigrare le persone che, come consiglieri comunali, fanno il loro dovere: li si addita come mossi da acredine personale, di esercitare non la critica ma l’assalto, l’accerchiamento della persona, dei partiti che sono al governo in città. E’ vero che Zanolin e Pasut sono alti ed in carne, ma non al punto tale da poter assaltare e assediare solitari Fort Knox: si limitano a svolgere con particolare pervicacia l’approfondimento delle zone oscure, delle opacità amministrative dell’amministrazione comunale. A questo Zanolin e Pasut mi sono dedicati dopo anni di amministrazione della cosa pubblica. Il passato, quello di Zanolin in particolare, come del resto quello di chiunque, è un ostacolo insormontabile alla dialettica, alla investigazione, alla critica?

La strada di Zanolin e Pasut e di tanti altri che hanno dato vita a “il Ponte” si è separata da quelli che governano il Comune ormai un anno fa: tutto qua.

Una prima considerazione: la nostra battaglia, da giugno in poi, come d’altronde sottolineato durante la lunga campagna elettorale,  è sempre stata all’insegna della trasparenza, della “glasnost”. Stiamo chiedendo documenti al Comune ed al Signor Sindaco, stiamo avanzando mozioni, stiamo redigendo interpellanze, quasi tutte a risposta scritta. Le risposte che riceviamo sono molto lacunose, spesso non ci sono proprio. Attendiamo da oltre due mesi documenti che abbiamo il diritto di avere e non ci vengono dati.

Sottolineiamo che nel sito del Comune di Pordenone non sono pubblicati nomi e compensi degli amministratori delle partecipate, cosa invece ampiamente chiara visitando le pagine web dei comuni di Aviano e di Spilimbergo, ad esempio: è forse per tutela della privacy? Anche a fronte di norme che obbligano i Comuni alla trasparenza totale? Dobbiamo rilevare oggi che la quantificazione dei compensi di un amministratore delle partecipate e la loro divulgazione a Pordenone non è prerogativa dell’ente, dell’istituzione comune, ma dei partiti di maggioranza e del loro eletto a Sindaco. Ci sembra si tratti di una aberrante involuzione della buona politica, di una occupazione di spazi indebita, di confusione di ruolo. Questi partiti della maggioranza che poi sorvolano sui dati reali, omettono di precisare che oltre ai quasi 138.000 euro bisogna aggiungerne altri 78.000 per un premio di risultato legato al risultato di bilancio (basta un euro di utile per conseguirlo): certo parliamo di compensi lordi, come lo sono i compensi di tutti le lavoratrici ed i lavoratori, di tutti i professionisti, compensi sui quali si pagano le tasse: e ci mancherebbe! C’era bisogno di precisarlo?

E veniamo alla strategia, non alla persona, potrebbe trattarsi di chiunque. D’altronde il dottor Petrangelo non si è autonominato, ma è stato prescelto. Sindaco e partiti di maggioranza contestano “il Ponte” perchè, dicono, è una strategia vincente accentrare potere in un’unica persona: ne siete proprio sicuri? Siete certi che non ci possa scappare qualche conflitto d’interesse? Che le relazioni tra quelle società al cui governo presiede sempre la stessa persona, non  si dimostrino incestuose, che qualche società venga favorita e qualcun’altra sfavorita, che l’ente proprietario rimanga all’oscuro e danneggiato?

Perchè se fosse vero quello che costoro affermano,  perchè allora non accentrano su un’unica persona tutte le cariche nelle partecipate? Mandino a casa i presidenti di GSM e Fiera, ad esempio, e mettano un unico super amministratore a capo di tutto: fa strategia, secondo loro.

Obiettano che le scelte che hanno orientato le nomine  in passato (Pedrotti per ora, di importante, ha nominato ex novo solo Lessio) sono il frutto di una opzione orientata alla managerialità. Due osservazioni: si introducono di nuovo quelle confusioni di ruolo tanto vituperate dalla disciplina d’impresa (pubblica) fra politica e amministrazione: Petrangelo da una parte presiede il CdA, dall’altra e’ Amministratore unico, dall’altra ancora fa il manager, ma sempre per designazione politica. Non esiste una precisa linea di demarcazione, salvo il fatto che però lo spoil system non si applica, il nuovo sindaco deve bere l’amaro calice e tenersi gli amministratori nominati dal suo predecessore, comunque vada.

Viaggiando fra i documenti facilmente reperibili nel web, si constata che diverse amministrazioni comunali hanno messo proprio un paletto alla durata degli amministratori delle partecipate, legandola al permanere in carica del Sindaco, non vita natural durante. Sorvoliamo su responsabilità e costi del management, perchè non sono peculiarità della nostra situazione, nessuno obbliga qualcuno a assumersi le responsabilità connesse all’assunzione delle cariche in società pubbliche. Se non si ritiene remunerativo il compenso, per il quale esiste un limite (ma è quello superiore, nessuno vieta di prendere di meno!) si possono trovare altre valide opportunità per chiunque nel mercato, nella libera professione. Chi presenta un curriculum per concorrere (è una parola grossa, c’e’ da sorridere…) ad un incarico pubblico deve sapere prima quale sia il suo compenso e se lo ritiene poco appetibile evita di complicarsi la vita, di assumersi responsabilità, anche penali.

Pedrotti ed i suoi sostenitori affermano che la sovrapposizione di incarichi è la diretta conseguenza della scissione di HydroGea da Gea, obbligata da sopravvenute norme sulla liberalizzazione: qualcuno ci spieghi perchè a Pesaro quei business convivono, perchè non si è approfittato della scissione per separare gli incarichi. E’ un dato di fatto acclarato che all’amministratore unico di GEA, il cui appannaggio per il 2010 era di circa 46.000 euro annui, per il 2011, grazie alla scissione ne vengono assicurati quasi 165.000.

Sta soffiando il vento della protesta per gli accumuli di cariche e di compensi nella politica, anche in quella indiretta come nel caso in discussione, a fronte di sacrifici richiesti ai soliti noti, ai pesanti interventi nel sociale, costretti da una crisi finanziaria senza precedenti se non nella grande depressione. E le forze che governano la nostra città parlano di impegno sociale e di spirito di servizio: diano l’esempio invece di addebitare astio a chi denuncia e propone che le cose cambino.

Non è a Zanolin, Pasut ed al Ponte che devono risposte, ma alla comunità. E le risposte devono essere all’insegna della trasparenza, che per ora latita, della sobrietà, che si predica ma non si pratica salvo qualche eccezione,  del rispetto di chi non ha opzioni dignitose di vita, dell’aiuto per chi vive i drammatici momenti delle fine di un vecchio modo di produrre.

Stiamo verificando i risultati sbandierati nella gestione dei rifiuti, attendiamo di verificare quelli prodotti dalla gestione del servizio idrico, con un occhio di riguardo però a quanto finisce nelle bollette che paghiamo tutti, non solo ai risultati di gestione. Un bilancio sano, per una società pubblica locale di servizi, non è sinomino di eccellenza, nè di economicità, perchè è facile scaricare qualunque costo nella tariffa. Tanto, come si dice a Pordenone, “paga Pantalon”.

 

 


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  • Pubblicato il 24 dicembre 2011

LETTERA APERTA DELLA MAGGIORANZA DOPO LE CRITICHE DI ZANOLIN AI COMPENSI DI PETRANGELO

Su Il Messaggero veneto di qualche giorno fa è comparsa questa lettera aperta in risposta ai nostri rilievi e alle nostre interrogazioni.

LETTERA APERTA DELLA MAGGIORANZA DOPO LE CRITICHE DI ZANOLIN AI COMPENSI DI PETRANGELO

«Basta attacchi personali, così non è politica»

IL CASO GEA «L’amministratore unico ha responsabilità e percepisce il giusto. Dopo le gare lascerà la guida della società»

LA RICHIESTA «Si rientri nei confini del rispetto, senza cadere nell’astio, sterile esercizio a discapito dei cittadini»

Le pagine dei quotidiani di questi ultimi mesi riportano una visione della politica cittadina che tende a rivelarsi, ogni giorno di più, come una contrapposizione tra persone più che un confronto di idee. Davanti alle molte parole che si leggono e che, in qualche modo, fanno sì che non siano messi nella giusta luce l’impegno e la passione di quanti si sono posti a disposizione della città e ne sono gli interpreti nel luogo di più alto significato civico qual è il Consiglio Comunale, noi, maggioranza che amministra la città, vorremmo ritornare ai toni della dialettica che poggia sul senso di responsabilità verso la nostra comunità. Dopo dieci anni di buona amministrazione, dove si è vissuto il valore alto della politica, che può contemplare anche uno scontro duro, ma sempre leale e mai sulla persona, oggi siamo disorientati nel trovarci a dibattere in una dimensione della politica fatta di attacchi, anche strumentali, alle persone, attacchi portati anche da chi i dieci anni passati li ha pienamente vissuti con ruoli di grande responsabilità. L’ultimo episodio, in ordine di data, si riferisce a quanto pubblicato dai quotidiani locali domenica scorsa. Un attacco frontale a Marco Tullio Petrangelo nella sua figura di amministratore di società partecipate dal Comune di Pordenone, direttamente o indirettamente. Un attacco gratuito, al limite della denigrazione, puntato solo sul costo e non sul valore del lavoro svolto, sulla molteplicità delle cariche e non sulla strategia adottata. Partendo proprio dalla strategia che negli anni questa maggioranza ha adottato, è necessario dire che fin dall’inizio si è voluto privilegiare la figura di un amministratore tecnico e non quella di un amministratore politico per il ruolo apicale delle società del Comune di Pordenone. Infatti, nelle società partecipate che svolgono attività industriale d’impresa, si è ritenuto che il ruolo degli amministratori con delega alla gestione non debba essere di mera rappresentanza o di indirizzo, ma debba essere principalmente un ruolo di direzione delle strutture operative. Quello che l’amministrazione Bolzonello, prima, e l’amministrazione Pedrotti, poi, hanno ottenuto con la nomina di un tecnico ad amministratore unico o ad amministratore delegato, è stato il riuscire a far sì che le proprie aziende non si trovassero nella condizione di dover assumere un direttore generale, con conseguente grande abbattimento dei costi. Infine, nei casi in cui i servizi erogati dalla società sono sostanzialmente rivolti al comune di Pordenone e non vi è necessità di rappresentanza di territori più ampi della sola città capoluogo, come è ora per Gea, si è da tempo fatto ricorso alla figura dell’amministratore unico in luogo del consiglio di amministrazione, proprio per evitare il proliferare di incarichi inutili e, in questi casi, il costo dell’amministratore unico, in capo al quale – va ricordato – ricadono tutte le responsabilità, anche di natura penale, connesse con l’esercizio dell’impresa, è inferiore a quello di un medio dirigente. E va anche ricordato che i limiti dei compensi per queste figure sono oggetto di specifici provvedimenti legislativi, che – naturalmente – hanno trovato e trovano piena applicazione. Per fare chiarezza: il totale dei compensi maturati nel 2011 da Marco Tullio Petrangelo per le sue funzioni in Gea, Hydrogea e Snua, è di 137 mila 909,93 euro lordi, quindi scorporati i contributi e le imposte dovute a suo carico l’ammontare dei compensi deve essere decurtato almeno del 50 per cento. Per contro, ben si sa che il costo annuo che una sola azienda sostiene per un solo dirigente di livello medio basso è all’incirca di 120 mila euro annui, ruolo con un carico di responsabilità personali ben lontano da quello dell’amministratore di una società con deleghe operative Per quanto riguarda la sovrapposizione di incarichi va detto che il 2011 è il primo anno di attività di Hydrogea, nata per scissione da Gea, scelta conseguente alle sopravvenute norme sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. Garantita questa fase di transizione e in vista della gara per la gestione del ciclo dei rifiuti, Petrangelo, lascerà, nei prossimi mesi il ruolo di amministratore unico di Gea anche per la sopraggiunta scadenza naturale del suo mandato. Il mantenimento della responsabilità gestionale in capo alla stessa persona si è reso necessario proprio per garantire responsabilmente un adeguato passaggio dalla situazione attuale a quella in preparazione della gara sui servizi pubblici. È evidente che l’impegno richiesto a chi si assume incarichi operativi di questo livello è certamente un impegno a tempo pieno, anzi più che pieno, e non a “tempo perso” come qualcuno vuole far intendere. A tutto questo va aggiunto che la scelta degli amministratori delle società partecipate, ed in particolare di quelli con incarichi operativi, non è stata fatta tra i cosiddetti “trombati” nelle elezioni ma sulla base di curricula comprovanti esperienze di gestione d’impresa e conoscenza di gestione e pianificazione finanziaria. Nondimeno devono trovare il giusto rilievo i positivi risultati della gestione delle società, le quali non presentano perdite di bilancio ed operano efficacemente nei compiti ad esse affidati. Gea, ad esempio ha avuto un ruolo determinante nel portare la città di Pordenone, tra i capoluoghi di provincia, al primo posto quanto alla raccolta differenziata e, nel contempo, agli ultimi posti quanto a costo del servizio per la comunità. Per tutto questo vogliamo sottolineare che il filo conduttore che da dieci anni ormai caratterizza l’amministrazione comunale di Pordenone, amministrata prima da Sergio Bolzonello e in continuità da Claudio Pedrotti, è la convinzione che fare politica è un impegno civile, un servizio dato alla propria comunità e si fonda sul rispetto degli altri e di sé. Ed è per questo che chiediamo a tutti di riportare la politica dentro i confini del rispetto, senza cadere nell’astio, che può risolversi solo in sterile esercizio e a discapito di Pordenone e dei pordenonesi.

 

 

 

Da noi tutti un sentito augurio di Buon Natale e di un Sereno 2012 Claudio Pedrotti, sindaco di Poprdenone, Il Fiume, Lista Bolzonello, Partito Democratico, VivoPordenone

 

 

 

 



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  • Pubblicato il 17 dicembre 2011
Il Ponte

Acqua: “Un nuovo piccolo aumento” nel 2012

“Un nuovo piccolo aumento” nel 2012 dei canoni dell’acqua viene preannunciato sulla stampa dall’amministratore delegato di HydroGea, il dottor Marco Petrangelo. Non tanto piccolo, perché sarà del 5 %, superiore all’inflazione registrata in Italia nel 2011. Il piccolo problema è che, mentre per le persone che hanno il reddito del dottor Petrangelo pagare il 5% in più al metro cubo l’acqua è cosa di cui nemmeno si accorgono, ben diversa è la situazione di migliaia di famiglie di questa provincia e della città, molte senza reddito e piegate da altri aumenti dei prezzi. Inoltre questo “piccolo” aumento viene dopo che dal 2008 al 2011 si è passati dal 0.70 € al metro cubo a 0,85. Si tratta di un “piccolo” aumento del 24% in tre anni: 8 per cento l’anno. Dobbiamo pero’ consideraci fortunati: secondo l’Amministratore delegato di HydroGea paghiamo ancora meno della media europea. È un calcolo troppo difficile per noi comuni mortali, che comunque non riusciamo a consolarci del fatto che in 4 anni l’acqua aumenti del 29 %. E per fortuna che questo è un gestore pubblico, teoricamente garantista e no profit.

 

Tra l’altro c’è da dire che in città questi aumenti non hanno corrisposto a nessun miglioramento della qualità del servizio, che tale era ed è rimasto.

 

Una sola cosa è davvero cambiata, in quest’ultimo anno in particolare: prima Petrangelo era Amministratore unico di una società, GEA, che gestiva sia la raccolta dei rifiuti che l’acqua. Ora la società si è sdoppiata e Petrangelo è Amministratore unico di GEA e Amministratore delegato di Hydrogea.

 

In quest’ultima veste, si appresta ad incassare almeno 130.000 euro di compensi, compresi 78.000 di “indennità di risultato”. In altre parole: se il bilancio di HydroGea a fine 2011 è attivo anche di un solo euro, lui ottiene un benefit di 78.000 euro. Sai che difficoltà! Basta far pagare di più l’acqua a tutti noi e i 78.000 sono subito incassati.

 

Ovviamente aver assunto l’incarico di Amministratore delegato di HydroGea non impedisce a Petrangelo di rimanere Amministratore unico di Gea e di fare anche il Presidente di SNUA. In totale, da queste tre società pubbliche, percepirà quest’anno quasi 240.000 euro. Nella classifica e’ superato solo da Vagaggini, che da presidente Atap e dalle societa’ collegate percepira’ quasi 300.000 euro. Tutto questo mentre le finanze pubbliche sono terremotate, le tasse aumentano senza piu’ freni, la crisi taglia il reddito e la qualita’ della vita della gente e si chiede una forte moderazione delle pretese di chi vive di politica. Sono infatti nomine politiche quelle che consentono a Petrangelo di essere a capo di tre aziende pubbliche. Di questi tempi e con tanta gente che cerca un impiego, era proprio necessaria questa concentrazione di potere? A che cosa serve? Si noti che in molte citta’ italiane governate da PD ad alleati, come Firenze, esistono regolamenti che impediscono questi intrecci. Se uno e’ nominato in una societa’ partecipata dal Comune, non puo’ avere rapporti con le altre. A Pordenone no, c’e’ qualcosa di diverso da noi, di diverso e negativo.

 

Ma se Petrangelo è quello che si porta a casa più soldi sull’acqua che paghiamo, va ricordato che non è il solo: Presidente (si fa per dire…) di HydroGea è un funzionario del Consorzio di Bonifica Cellina Meduna (una volta feudo DC, ora della corrente “popolare” del PD), nel Consiglio di Amministrazione siedono persone a rappresentare aree e comuni della provincia. Nell’assemblea dell’11 marzo scorso, fatta mentre a Pordenone era in corso una importante contesa elettorale, HydroGea ha deciso di buttare dalla finestra, per pagare AD, Presidente e consiglieri, quasi 200.000 euro. Se desiderate avere nomi e compensi esatti visitate i siti intenet dei comuni di Spilimbergo ed Aviano, troverete tutto. In quello dei Comune di Pordenone, nemmeno un accenno su una societa’ controllata: il programma politico di Pordenone e’ infatti “trasparenza zero”.

 

Perché non risparmiare almeno 150.000 € su questi emolumenti? Con questa cifra si potrebbero erogare gratis 1.725.000 – era stato aggiunto uno 0 per sbaglio – in realtà sono 172.500 metri cubi di acqua (che resta un’enormità. Se ci i pensa è un parallelepipedo di 250 metri per 40 per 17,25 d’altezza, pieno d’acqua buona da bere) potabile alla famiglie in difficoltà. Un’enormità. I rappresentanti dei comuni che stanno nel CdA ed il Presidente di Hydrogea, per senso civico, rinuncino ai loro emolumenti. Quanto a Petrangelo, confidiamo nel suo spirito altruistico: essere Amministratore unico di GEA e Presidente di SNUA gli concede già un reddito che la maggior parte dei pordenonesi nemmeno si sognano, cioè quasi 100.000 €. Rinunci ad ogni reddito da HydroGea e moderi così i rincari della tariffa dell’acqua: gliene saremo tutti grati.

 

Il Ponte

Lista civica per Pordenone


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  • Pubblicato il 19 novembre 2011
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Giuseppe Ragogna ATAP, DAI BUS AL BUSINESS “SCOVASSE”

Sul Messaggero veneto di oggi. Ogni commento è superfluo!

STORIE PORDENONESI
ATAP, DAI BUS AL BUSINESS “SCOVASSE”
ALTI COMPENSI L’effetto scatole cinesi garantisce al presidente uno stipendio di oltre 200 mila euro l’anno
di GIUSEPPE RAGOGNA L’Atap è finita nel mirino delle proteste. I servizi delle corriere sono messi sotto accusa dagli studenti. Gli orari delle corse sono giudicati incompatibili con quelli scolastici: c’è chi è costretto a entrare in classe in ritardo, chi deve uscire in anticipo. Un vero caos. Possibile che non ci sia il modo di dialogare per evitare disguidi? Evidentemente no, ognuno va avanti imperterrito sulla strada della disorganizzazione, senza una regia. Non basta, perché i ragazzi lamentano anche viaggi scomodi: «Stretti come sardine in scatola». Corriere stracolme, autobus vuoti: queste sono le contraddizioni quotidiane. Per non parlare degli anziani, decisamente insoddisfatti dei bus. O della cosiddetta “linea rossa”, gestita con risultati al di sotto delle attese. Evidentemente, qualcosa non funziona. Non ci si può sempre trincerare dietro ai bilanci che comunque fanno utili (una nota positiva in tempi di crisi). E la qualità del servizio? Certo, i soci-padroni, che sono i Comuni e la Provincia, incassano i dividendi. Sono i più soddisfatti, perché con quei soldi possono riequilibrare i loro conti. All’azienda rimangono però poche risorse da investire nelle attività principali. Poi, magari, sono proprio i sindaci a lamentarsi che il sistema dei trasporti è carente. O, meglio, che resta lontano dagli standard di realtà europee, le quali investono nei mini-bus elettrici, e nei servizi navetta, per ampliare le aree pedonali. Che potenziano la rete pubblica per alleggerire il traffico. Noi no. Facciamo il pieno di polveri sottili (una botta di salute), tanto abbiamo un collaudato piano di emergenza, che funziona attraverso l’alternanza delle targhe pari e dispari. Ogni tanto c’è il blocco totale della circolazione delle auto, ma ci sono sempre delle scappatoie. Chiaro, tutti sono contenti, tranne i cittadini. In realtà, l’Atap fa utili, anche se non si occupa più solo di trasporti. Si entra in crisi quando gli studenti, incavolati per le carenze dei servizi, chiedono incuriositi: che cos’è l’Atap? Bella domanda. Ormai l’azienda è diventata una vera e propria “matrioska”. L’effetto è lo stesso del souvenir russo, cioè funziona come un insieme a incastro di bamboline, che si compone di pezzi di diverse dimensioni. E’ difficile spiegare la situazione, senza perdersi tra le varie attività svolte: trasporti, raccolta e smaltimento di rifiuti, operazioni immobiliari. Basta grattare un po’ l’involucro della cassaforte e si scopre la “sostanza”. L’Atap ha quote di Saita (40%), Tpl Fvg (25%), Sti (24%), Marca (23%), Apt (21%), Saf (6%), Atvo (5%). Fin qui nulla da eccepire, perché siamo dentro quello che dovrebbe essere il “core business” della società, cioè i trasporti pubblici. L’anomalia riguarda invece lo spostamento delle attività verso altri settori: dalle “scovasse” al cemento. La società si è infatti ingolosita dell’affare dei rifiuti. E ha investito ingenti somme nell’acquisto del 54% della Snua, del 20% della Bioman e di un altro 20% della Naonis Energia; anche se da quest’ultima azienda si vuole smarcare. Praticamente, una parte cospicua dei contributi pubblici, che incassa dalla Regione in via esclusiva per i trasporti (circa due terzi delle entrate di bilancio), viene impiegata per scopi diversi. Tra l’altro, il business dei rifiuti crea forti intrecci di potere. Per esempio, Tullio Petrangelo, amministratore unico di Gea (rifiuti comunali), è anche presidente della Snua. Cioè lo stesso manager (ben quotato visto che incassa 200 mila euro l’anno) guida di fatto due aziende, che operano nello stesso ramo d’impresa. Oltre a essere amministratore delegato di Hydrogea. Alla catena del controllo Atap, devono aggiungersi il 100% della società Palmanova, dov’è confluito tutto il patrimonio immobiliare, e il 20% della Stu Makò, una società pubblico-privata che ha lo scopo di ristrutturare l’area dell’ex cotonificio di Cordenons. Ma quest’ultima attività è paralizzata per mancanza di finanziamenti. Si capisce che siamo alla presenza di un ginepraio di interessi, che rappresenta uno dei pochi (se non l’unico) casi in Italia. La giustificazione: elevare la redditività. Il fatto evidente è che l’Atap non ha più una “mission” aziendale precisa. D’altra parte, proprio quando si fa aspra la vertenza delle corriere, il presidente Mauro Vagaggini è tutto preso a gestire la più promettente questione dei rifiuti. Non si capisce più nulla. Per la verità, l’unico che non si lamenta di questa situazione ingarbugliata è proprio Vagaggini. E come potrebbe? Il marchingegno della “matrioska” ha fatto lievitare il suo stipendio a 200 mila euro l’anno. Tocca scriverlo a spanne, tenendoci bassi per evitare smentite, perché in barba alla trasparenza non si trova traccia del suo compenso complessivo: né nel sito aziendale ben curato, né in quelli degli altri soci pubblici. Niente di niente, le cifre sono top secret.

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  • Pubblicato il 23 ottobre 2011

Messaggero Veneto. Società pubbliche, stipendi dei manager sotto accusa «Petrangelo (Gea) e Vagaggini (Atap) percepiscono oltre 200 mila euro l’anno» Zanolin (Il Ponte): basta con il cumulo di incarichi nelle aziende controllate

di Stefano PolzotAl dibattito sulle società partecipate dagli enti pubblici si aggiunge un nuovo capitolo. Oltre a confrontarsi su durata dei mandati dei manager e rapporti con i Comuni, il tema sarà anche quello dei cumuli di stipendio, messo sul tavolo dal leader della lista civica Il Ponte, Giovanni Zanolin. Sul banco degli imputati l’amministratore unico di Gea, Marco Tullio Petrangelo, e il presidente di Atap, Mauro Vagaggini, accusati, con il meccanismo degli incarichi multipli, di percepire stipendi di oltre 200 mila euro l’anno. Il primo dettaglio riguarda proprio Petrangelo che, come amministratore delegato di Hydrogea (gestione della risorsa idrica) percepisce un compenso annuo di 39 mila 405,6 euro che si aggiunge all’indennità in Gea (rifiuti e smaltimento del verde) corrispondente a 45 mila 960 euro. «Non basta – aggiunge Zanolin interpellato sull’argomento – perché il 18 marzo scorso, in occasione dell’assemblea dei soci di Hydrogea, è stato deciso di attribuire all’amministratore delegato a titolo di indennità di risultato in caso di bilanci chiusi in utile 78 mila 800 euro, aggiuntivi ai compensi percepiti come consigliere e per le deleghe operative assegnate dal Cda. Di questa decisione il sottoscritto e il collega Loris Pasut non abbiamo avuto notizia in giunta quando vi abbiamo partecipato». Petrangelo, poi, in qualità di presidente di Snua riceve un’indennità di 39 mila 800 euro. «Tra indennità di carica e di consiglio – afferma Zanolin che condurrà una battaglia in tal senso – lo stipendio annuo complessivo è di circa 200 mila mila euro l’anno». Un ragionamento simile vale per Vagaggini. Come presidente di Atap, la società del trasporto pubblico locale, nel 2010 il presidente ha ottenuto uno stipendio di 53 mila 400 euro, oltre a 21 mila euro come indennità di risultato. Ma non basta. «Vagaggini – tuona Zanolin – è anche vice presidente e membro del consiglio di amministrazione della Bioman, che gestisce l’impianto di Maniago; consigliere dell’Apt di Gorizia (23 mila euro di compenso ndr); presidente dell’Immobiliare Palmanova in liquidazione; componente del consiglio della Saf di Udine; presidente, amministratore e membro del consiglio della Sti; consigliere di amministrazione della Snua (15 mila euro di compenso ndr) e presidente della Stu Makò. In sostanza probabilmente percepisce un reddito ancora superiore a quello di Petrangelo». In vista del gruppo ristretto e della commissione sulle partecipate che domani saranno approvati dal consiglio, Zanolin conta di farsi dare dei dati più puntuali in maniera tale da chiedere un limite ai cumuli di incarichi «anche per favorire manager giovani».


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