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Respiro profondamente. Devo riprendermi, calmarmi. Mi allontano, faccio esercizi di respirazione, cerco di non vomitare. Dopo qualche minuto il senso di nausea mi ha lasciato. Torno all’auto.
Se qualcuno fosse vivo? Quello al posto di guida no di certo. Osservo gli altri due: non danno segno di vita, nessun respiro, nemmeno minimo. Devo ricordarmi di non toccare niente ed anche i passi che faccio attorno alla macchina li devo pensare, non lasciare nulla al caso, nessun Cogne 2.
Ora cosa faccio? Ad Aviano ci sono i carabinieri, li avviso? A Pordenone tre morti ammazzati non ci sono mai stati. E poi li ho scoperti io, quasi un segno del destino: è meglio che facciamo noi. Prendo il BlackBerry e vedo se c’è campo. Ce n’è quanto voglio. Chiamo Michele, il mio vice. Non sono nemmeno le otto e perciò lo sveglio.
“Michele?”
“….cazzo vuoi?”
“Alzati e vai subito in ufficio. Ho trovato tre morti ammazzati in Castaldia”
“…cosa hai trovato? Dove?”
“Tre morti sparati, in Piancavallo”
“Ma è Aviano, chiama i carabinieri e non rompere i coglio…”
Non lo faccio finire.
“Vai subito in ufficio, è un ordine!”, mi tocca gridare. Lui mette giù il telefono. Lo richiamo.
“Ho capito, cazzo, mi lavo e vado”
“Avverti Romano, non mi frega niente dov’è e con chi. Deve stare in ufficio con te. Vi chiamo man mano che ho bisogno. Non prendete impegni personali”. Chiudo.
Chiamo il 113.
“Questura”.
Riconosco la voce, è Nicolosi, un agente cui dopo un cancro non affidiamo più compiti operativi.
“Nicolosi, sono Tonelli. Ascolta: c’è un’emergenza in Piancavallo. Mandami subito due volanti qui con tutto il necessario per isolare la zona. Digli che mi chiamino mentre salgono, così gli dico dove sono. Ok?”
“Ok. Avverto la dottoressa Marinelli?”
“Faccio tutto io, tu mandami le due volanti. Chi c’è di turno stamattina?”
“Santarossa, Salvador, Grizzo e Caputo sulle volanti”
“Va bene, mandameli subito. Nico, ascolta: se dici ai giornali che sta succedendo qualcosa in Piancavallo prima che siano passate due ore, ti faccio nero. Chiaro?”
“Chiarissimo”
Chiamo Katia Marinelli, una delle prime donne ad essere nominata Questore, mandata a Pordenone perché ancora non si fidano delle donne e questa è una piccola città tranquilla, dove non si fa carriera, non si va in televisione. È una bella donna, più giovane di me.
“Buongiorno dottoressa, sono Tonelli”
“Di sabato mattina presto? Cos’è successo?”
“Ho trovato tre morti ammazzati in Piancavallo”
“Tre morti ammazzati? Pazzesco. E li ha trovati lei! Andava a funghi?”
“Lei ormai mi conosce”
“È zona dei carabinieri”
“Tre morti ammazzati è roba delicata. E li ho scoperti io”
“E va bene, glielo spiegherò. La raggiungo?”
Non deve aver nulla da fare, stamattina. Però è una brava persona, mi fa piacere se viene.
“Venga. Quando arriva in Castaldia giri a destra. È la strada che porta a Col Alto. Mi trova facilmente”.
“Si faccia mandare due volanti e la scientifica”
“Certo”
“Avverte Lei il sostituto di turno”
“Subito. L’aspetto”. Chiudo.
“Buongiorno dottore, sono Vitale Tonelli. È lei di turno?”
Sono al telefono con il dottor Enrico Tassan Zanin, un giovane magistrato, gran passione per la vela.
“Buongiorno Tonelli. Sì, sono io di turno, stavo per andare in ufficio. Mi dica”
“Ho trovato tre morti ammazzati in Piancavallo”
“Tre morti ammazzati? In Piancavallo? Sopra casa mia! Dove esattamente?”
Giusto cazzo, Tassan Zanin è di Aviano, abita qui sotto.
“In Castaldia, dove il sentiero che sale dal Bornass si incontra con la strada che porta a Col Alto”
“Conosco bene. E chi li ha scoperti?”
“Io. Stavo andando a funghi…”
“Incredibile. Io sono qui sotto, salgo subito. Lei è molto esperto, sa che non deve toccare niente, lasciamo tutto ai rilievi della scientifica. Va bene?”
“Non dubiti. L’aspetto”
“Arrivo” e chiude.
“Franco?”. Franco Santarossa detto Santa, è uno dei “miei” agenti, ottima persona, passione per le auto, corre e sa farlo bene. Appassionato di funghi, qualche volta ci andiamo assieme. Mi fido di lui come di me stesso.
“Siamo partiti, commissario”
“Ascolta Santa, non servono sirene, non fate casino. Ma salite veloci, vi voglio qui subito. Quando siete in Castaldia prendi la strada che porta a Col Alto. Io sono dove sbuca il sentiero che sale dal Bornass”
“Conosco il posto”. Vero, c’è stato con me.
“Vi aspetto”.
Mario Mazzariol è il collega che è a capo della scientifica.
“Mario?”
“Vidal! Che succede?”
“Tre morti sparai, in Piancaval”
“Ostia! Roba nostra?”
“Bianchi de sicuro. Siccome no go tocà niente, no so se i xe nostri o altro. Li go trovai mi”
“Te ‘ndavi a funghi, me imagino”
“Si”
“Rivo subito. Me tocarà sveiar un poca de zente, ma faso presto. Rivo. Ma dove?”
“Ciapa la strada per Col Alto, no te sbagli. Portete il dotor”
“Quel me farà cainar, sarà in giro a fotografar. Rivo”
In effetti trovare Dal Bon significa nel 50 per cento dei casi interromperlo mentre fotografa la città e nel 30 mentre seziona cadaveri.
Silvia, avviso Silvia. La chiamo.
Suona e non risponde, come al solito. “Questa è la segreteria telefonica di Silvia Cogo. Lasciate un messaggio dopo il bip e vi richiamerò appena possibile”. E come no, richiamerai.
“Son Vidal. Ciao amore. Statenta, andavo a funghi e go trovà tre morti dentro ‘na machina. Da no creder. Te pol star sicu…”
Ho visto una cosa incredibile proprio mentre lascio il messaggio a Silvia. È una cosa pazzesca! Mi riprendo.
“Silvia, no vignarò a magnar. Scusa, me toca scampar. Ciao amore mio”.
Sulla parte sinistra dell’auto, nella porta anteriore, c’è una stella graffiata, a cinque punte, dentro un cerchio. A destra una B, a sinistra una R. Brigate Rosse. Pazzesco! E l’ho vista mentre ero al telefono con Silvia! Incredibile!
Cosa devo pensare di quella stella? Una rivendicazione? Che cosa? Ma esiste un gruppo di fuoco delle BR dopo l’arresto della Lioce? Cos’è sta’ roba che mi è caduta fra le mani?
Avviso? Avvertirò Tassan Zanin, decide il magistrato. Apro il blackberry, chiamo Tassan Zanin.
“Sta salendo?”
“Sono in Pra’ de Plana”
“Ho novità”
“Dica”
“Sulla macchina è stata graffita una stella a cinque punte dentro ad un cerchio e sotto hanno scritto un B ed una R maiuscole”
Silenzio. Mi sta ascoltando e non crede alle sue orecchie.
“Arrivo subito”.
Devo concentrami sulla scena.
Osservo con attenzione in terreno attorno alla macchina e vedo che ci sono molte fatte di vacca, alcune sono fresche, altre meno, altre secche. L’auto quando ha parcheggiato è passata sopra alcune merde ed ha lasciato l’impronta dei pneumatici. Controllo se io ne ho pestata qualcuna. No. Ecco un vantaggio dell’andar per funghi, scansi automaticamente le merde delle vacche. Funghi! Cazzo, ho lasciato il cestino vicino alla pietra dove mi ero seduto, fra poco il sole li affloscia. Vado a prenderli e li porto veloce sotto un faggio, al fresco, attento a dove metto i piedi. Poi torno alla macchina.
Lattine di birra Budweiser da mezzo. Molte, attorno all’auto. I ragazzi bevevano e gettavano via le lattine. Budweiser: sono americani? Guardo meglio dentro l’auto. C’è una vecchia copia di USA Today. Sono della base, chissà chi sono, cosa facevano. E c’è un odore acre, che conosco bene: hashish.
Per terra ci sono troppe lattine, non possono essersele bevute tutte la scorsa notte. Prendo un legnetto da terra, lo infilo nel primo barattolo. Non esce niente. Annuso: quasi non si sente odore di birra. Rimetto giù. Ne alzo un altro: esce un po’ di birra e l’odore è intenso: questa è di ieri sera. Confermato, non era la prima volta.
Sento una macchina che sale. Che siano i miei? Così presto? No, è una BMW nera. Sembra rallentare mentre si avvina allo spiazzo, ma poi riprende la sua corsa. Guardo dentro: è uno solo a guidare. Mi pare di conoscerlo. Passa e guardo la targa: BH846AP. Chi è quel tipo? Io lo conosco. Ormai a Pordenone, dopo tanti anni, conosco un po’ tutti. Chi è quel tipo che ora va in Piancavallo? BH846AP. Sono le 8 e 18 minuti.
“Michele? Voglio sapere di chi è la BMW nera targata BH846AP. Più presto che puoi. Hai trovato Romano?”
“Sta arrivando”
“Ok”
Chi cazzo è quel vecchio? Avrà fra i 65 ed i 70 anni, chi è? Sento qualcosa dentro di me che dice che quell’uomo è importante. Ma chi cazzo è?
“Vidal?”
“Si”
“La BMW è di un certo Michele Quercioli, nato a Milano nel 1943 e residente a Padova”.
Caz… Ecco chi era.
“Vidal?”
“Si, sto ragionando”
…
“Romano è già lì? Passamelo”
…
“Romano? Ascolta: nel primo cassetto della mia scrivania ci sono le chiavi di casa mia. Prendile…Trovate? Bene. Adesso tu vai a casa mia, prendi il computer di casa ed il portatile, stacchi tutto e porti tutto in Questura, in ufficio e lasci tutto scollegato. Prima però scolleghi il mio PC dell’ufficio da internet. Chiaro?”
“Chiaro. Perché?”
“Te spiego quando che se vedemo”.
Sono le 8 e 27 minuti.
Michele Quercioli è, o era, un ufficiale dei Carabinieri, in realtà è sicuramente ancora oggi uno dei servizi. Tanti anni fa riuscì quasi a rovinarmi la vita, per fortuna il Questore di Venezia di allora, Dio l’abbia in gloria!, me la salvò. Se mi ha riconosciuto, di una cosa posso star certo: che fra poco i miei PC saranno pieni di immagini pedopornografiche, di messaggi di spacciatori e ricettatori, di estratti conto di banche delle più sperdute isole dei caraibi. E fra qualche minuto il mio BB sarà sotto controllo. Mi avrà riconosciuto? Si aspettava di trovarmi qui? Impossibile! Sa di sicuro che lavoro in Questura a Pordenone, ma che io sia qui prima di lui, impossibile da prevedere. Perché se è qui alle otto del mattino di un sabato di fine giugno, è solo perché sapeva che in un’auto c’erano tre ragazzi americani morti sparati ed una stella a cinque punte graffiata sull’auto. Ma io sono qui per caso, potrebbe non avermi riconosciuto. E se mi ha riconosciuto?
Se vogliono depistare, lo faranno. Cosa posso fare per impedirlo? Foto, più foto che posso. Apro il BB, imposto la camera e via, foto della macchina, foto dei cadaveri, foto dello spiazzo, foto delle merde di vacca, foto dei barattoli. Scatto una trentina di foto e mi metto ad inviarle via mail in ufficio. Mentre smanetto sento Santarossa che sgomma e arriva. Seleziona indirizzo, copia, seleziona immagine, invia…, copia indirizzo e spedisci. Seleziona indirizzo, copia, seleziona immagine, invia…, incolla indirizzo e spedisci. Seleziona immagine, invia…, incolla indirizzo e spedisci. La prima volante arriva alle 8.31. Hanno corso come matti.
“Ragazzi fermi sull’asfalto. Ok? Ora prendete il nastro della Polizia di Stato e isolate tutto lo spiazzo sterrato. Chiaro? Voglio che qui dentro entri solo chi è autorizzato da me. Chiaro? Rispondete cazzo: è chiaro?”
“Chiaro, commissa’!”
“Bravo Caputo! Non voglio curiosi fra i coglioni. Se passa qualcuno, fatelo circolare”.
Seleziona immagine, invia…, incolla indirizzo e spedisci. Smanetto come un ragazzino e finisco mentre Tassan Zanin scende dalla sua auto. Sono le 8.39.
“Benarrivato dottore”
“Buongiorno commissario. Posso andare a vedere?”
“Si, faccia da solo, ma stia attento a non calpestare quelle merde di vacca. Secondo me sono importanti”.
“Merda di vacca!”
Il Sostituto si avvicina all’auto. Lascio che si renda conto della situazione e si faccia un’opinione, non voglio mettergli il fiato sul collo. Intanto dico a Santa di avvicinarsi.
“Adesso tu fai una cosa. Prendi una volante e sali in Piancavallo. Vai pianissimo. Devi trovare una BMW nera targata BH846AP. Ti sei scritto la targa? Bene. Quando la scorgi fai finta di niente, parcheggi lontano, torni indietro a piedi. Togli la sicura dalla pistola e tienila in mano. Cerca un uomo fra i 65 e i 70, fisico asciutto, faccia dura. Non devi farti vedere, capito? Non devi farti vedere! Chiaro? Quello è un figlio di puttana, uno che può ammazzare. Voglio che lo trovi e mi dici se sta con qualcuno. Hai una macchina fotografica?”
“Ho il Blackberry”.
“Ottimo. Fermo lì”
“Dottor Tassan, mi scusi. Potrebbe prestarci la sua auto per pochi minuti? Devo mandare l’agente Santarossa in Piancavallo a comperare una cosa che ci serve e le due volanti le vorrei tenere qui…”
Tassan mi allunga le chiavi senza nemmeno rispondermi.
“Tieni Santa, usa quella del Sostituto. Sarà più difficile riconoscerti. Quando hai finito vai a comperare due rotoli di nastro adesivo e torna qui, restituisci le chiavi e ringrazi. Tutto chiaro?”
“Chiaro commissario!”
“Santa, ricorda una cosa: pru-den-tissi-mo! Chiaro? Vai!”
Vado verso il sostituto. Sono le 8.43.
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