• Pubblicato il 08 maggio 2012

Consiglio Comunale del 7 maggio

 MESAGGERO VENETO
Rifiuti, apertura sull’inceneritore
Conficoni possibilista in consiglio. No al porta a porta spinto Distretto sanitario in Comina, il Pd convoca il capo dell’Ass 6
Del Ben sulle partecipate
«Manca un mandato chiaro ai nominati»
«Una scelta è motivata se prima uno dice che cosa vuole fare di quella partecipata, qual è il mandato. Così si capisce perché si sceglie di nominare una persona piuttosto che un’altra». Giovanni Del Ben torna a incalzare il sindaco Pedrotti – durante la discussione sulle interrogazioni presentate per conoscere i dettagli delle nomine all’Interporto e alla fondazione Kennedy – sul tema delle nomine nelle partecipate. Pungola – «presenterò un’interrogazione ogni qual volta questo non sarà chiaro, ma non entrerò mai nel merito delle persone scelte» – e si arrabbia. «Ho chiesto copia degli atti e lei signor sindaco mi ha risposto di andare a vederli presso il suo gabinetto. In base all’articolo 73 del regolamento mi scriva per motivare tale diniego».
di Martina Milia Ribadisce il no all’incenerimento dei rifiuti nel cementificio di Fanna, ma lascia aperta la porta all’ipotesi di incenerire i residui della differenziata. Non solo: boccia il porta a porta spinto. L’amministrazione Pedrotti, per voce dell’assessore Nicola Conficoni, smonta una per una le cinque interrogazioni presentate dai consiglieri del Ponte, lista Del Ben e Api. Rifiuti e futuro incerto al centro di un consiglio sottotono, specialmente per l’uscita repentina della minoranza di centro destra. Al momento della mozione sui rifiuti in aula solo Pedicini, De Bortoli e Ribetti . Approvate senza discussione le delibere sul collegamento tra via Caboto e Questura e la viariante che interessa via Stradelle e via Ferraris. L’incenerimento. A presentare i cinque documenti è stato Gianni Zanolin del Ponte che nel riportare alcuni dati scientifici – «le particelle liberate nell’aria da quegli impianti coprono un’area di 250 chilometri» – ha lanciato un monito chiaro: «Dopo questa sera nessuno potrà dire “noi non sapevamo». Zanolin porta a sostegno le tesi di Augusto Mazzi evidenziando che «Esiste la possibilità di lasciare una parte minimale di indifferenziata e di accumularla in attesa di avere tecnologie e strumenti più sicuri per bruciare questi residui. Mettere in discarica questa parte minimale non creerebbe i danni alla salute e all’ambiente che creerebbe il suo incenerimento». Conficoni possibilista. Ma su questo punto l’amministrazione Pedrotti ha un’idea diversa. Pur confermando la contrarietà a bruciare rifiuti nel cementificio, la pratica dell’incenerimento «non va demonizzata». Prova a tornare alla carica Lucia Amarilli: «Non è etico esporre la popolazione attuale e quella futura a questi rischi». Sulla stessa linea Pedicini: «Non è un fatto positivo che ci sia un inceneritore». Quanto alle discariche, «vogliamo una relazione su quella di Vallenoncello, gestita come il depuratore della Burida». Pronto Conficoni: «Peccato che la Provincia abbia perso la causa». Porta a Porta. Alla minoranza di centro sinistra che chiedeva la sperimentazione spinta della differenziata almeno in un quartiere, l’assessore risponde che non è economicamente vantaggioso. La maggioranza. Fiume e Pd hanno fatto quadrato intorno alla giunta. Per Mario Bianchini (Il Fiume) «sui rifiuti si è persa l’occasione di arrivare a un documento condiviso con la minoranza» mentre Walter Manzon ha sottolineato l’importanza di tenere bassi i costi della gestione «per tenere lontane le ecomafie». Cittadella della salute. Rispondendo a un’interrogazione di Giovanni Del Ben, l’assessore Vincenzo Romor ha ricostruito il tormentato iter della cittadella della salute evidenziando come non sia riuscito il tentativo di “scorporarla” dall’accordo di programma sull’ospedale e come i fondi siano al sicuro – 12 milioni – solo fino a fine anno. Nel frattempo c’è il grattacapo distretto: l’Ass 6 va al Villaggio del fanciullo «ma noi non intendiamo seguirla» ha detto Romor. Il Pd con Sonja D’aniello ha chiesto l’audizione in terza commissione del direttore generale Giuseppe Tonutti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Pubblicato il 22 marzo 2012
Pordenone-20120322-00021

22 marzo ore 13.45. Davanti la galleria d’arte moderna a Pordenone

Dobbiamo passare alla raccolta differenziata porta a porta spinta, se non vogliamo più certi spettacoli in citta


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  • Pubblicato il 19 novembre 2011
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Giuseppe Ragogna ATAP, DAI BUS AL BUSINESS “SCOVASSE”

Sul Messaggero veneto di oggi. Ogni commento è superfluo!

STORIE PORDENONESI
ATAP, DAI BUS AL BUSINESS “SCOVASSE”
ALTI COMPENSI L’effetto scatole cinesi garantisce al presidente uno stipendio di oltre 200 mila euro l’anno
di GIUSEPPE RAGOGNA L’Atap è finita nel mirino delle proteste. I servizi delle corriere sono messi sotto accusa dagli studenti. Gli orari delle corse sono giudicati incompatibili con quelli scolastici: c’è chi è costretto a entrare in classe in ritardo, chi deve uscire in anticipo. Un vero caos. Possibile che non ci sia il modo di dialogare per evitare disguidi? Evidentemente no, ognuno va avanti imperterrito sulla strada della disorganizzazione, senza una regia. Non basta, perché i ragazzi lamentano anche viaggi scomodi: «Stretti come sardine in scatola». Corriere stracolme, autobus vuoti: queste sono le contraddizioni quotidiane. Per non parlare degli anziani, decisamente insoddisfatti dei bus. O della cosiddetta “linea rossa”, gestita con risultati al di sotto delle attese. Evidentemente, qualcosa non funziona. Non ci si può sempre trincerare dietro ai bilanci che comunque fanno utili (una nota positiva in tempi di crisi). E la qualità del servizio? Certo, i soci-padroni, che sono i Comuni e la Provincia, incassano i dividendi. Sono i più soddisfatti, perché con quei soldi possono riequilibrare i loro conti. All’azienda rimangono però poche risorse da investire nelle attività principali. Poi, magari, sono proprio i sindaci a lamentarsi che il sistema dei trasporti è carente. O, meglio, che resta lontano dagli standard di realtà europee, le quali investono nei mini-bus elettrici, e nei servizi navetta, per ampliare le aree pedonali. Che potenziano la rete pubblica per alleggerire il traffico. Noi no. Facciamo il pieno di polveri sottili (una botta di salute), tanto abbiamo un collaudato piano di emergenza, che funziona attraverso l’alternanza delle targhe pari e dispari. Ogni tanto c’è il blocco totale della circolazione delle auto, ma ci sono sempre delle scappatoie. Chiaro, tutti sono contenti, tranne i cittadini. In realtà, l’Atap fa utili, anche se non si occupa più solo di trasporti. Si entra in crisi quando gli studenti, incavolati per le carenze dei servizi, chiedono incuriositi: che cos’è l’Atap? Bella domanda. Ormai l’azienda è diventata una vera e propria “matrioska”. L’effetto è lo stesso del souvenir russo, cioè funziona come un insieme a incastro di bamboline, che si compone di pezzi di diverse dimensioni. E’ difficile spiegare la situazione, senza perdersi tra le varie attività svolte: trasporti, raccolta e smaltimento di rifiuti, operazioni immobiliari. Basta grattare un po’ l’involucro della cassaforte e si scopre la “sostanza”. L’Atap ha quote di Saita (40%), Tpl Fvg (25%), Sti (24%), Marca (23%), Apt (21%), Saf (6%), Atvo (5%). Fin qui nulla da eccepire, perché siamo dentro quello che dovrebbe essere il “core business” della società, cioè i trasporti pubblici. L’anomalia riguarda invece lo spostamento delle attività verso altri settori: dalle “scovasse” al cemento. La società si è infatti ingolosita dell’affare dei rifiuti. E ha investito ingenti somme nell’acquisto del 54% della Snua, del 20% della Bioman e di un altro 20% della Naonis Energia; anche se da quest’ultima azienda si vuole smarcare. Praticamente, una parte cospicua dei contributi pubblici, che incassa dalla Regione in via esclusiva per i trasporti (circa due terzi delle entrate di bilancio), viene impiegata per scopi diversi. Tra l’altro, il business dei rifiuti crea forti intrecci di potere. Per esempio, Tullio Petrangelo, amministratore unico di Gea (rifiuti comunali), è anche presidente della Snua. Cioè lo stesso manager (ben quotato visto che incassa 200 mila euro l’anno) guida di fatto due aziende, che operano nello stesso ramo d’impresa. Oltre a essere amministratore delegato di Hydrogea. Alla catena del controllo Atap, devono aggiungersi il 100% della società Palmanova, dov’è confluito tutto il patrimonio immobiliare, e il 20% della Stu Makò, una società pubblico-privata che ha lo scopo di ristrutturare l’area dell’ex cotonificio di Cordenons. Ma quest’ultima attività è paralizzata per mancanza di finanziamenti. Si capisce che siamo alla presenza di un ginepraio di interessi, che rappresenta uno dei pochi (se non l’unico) casi in Italia. La giustificazione: elevare la redditività. Il fatto evidente è che l’Atap non ha più una “mission” aziendale precisa. D’altra parte, proprio quando si fa aspra la vertenza delle corriere, il presidente Mauro Vagaggini è tutto preso a gestire la più promettente questione dei rifiuti. Non si capisce più nulla. Per la verità, l’unico che non si lamenta di questa situazione ingarbugliata è proprio Vagaggini. E come potrebbe? Il marchingegno della “matrioska” ha fatto lievitare il suo stipendio a 200 mila euro l’anno. Tocca scriverlo a spanne, tenendoci bassi per evitare smentite, perché in barba alla trasparenza non si trova traccia del suo compenso complessivo: né nel sito aziendale ben curato, né in quelli degli altri soci pubblici. Niente di niente, le cifre sono top secret.

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