• Pubblicato il 22 marzo 2013
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A proposito di Ospedale…


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  • Pubblicato il 29 maggio 2012
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IL NUOVO OSPEDALE E L’AREA DELLA CASERMA MONTI: ECCO COME E’ ANDATA

La discussione va avanti su facebook

Polemica dura lunedì sera in Consiglio fra me e Dal Mas sul tentativo del Comune di utilizzare l’area su cui sorge la Caserma Monti in Comina (abbandonata ed in rovina) per il nuovo ospedale.
In buona sostanza Dal Mas accusava il Comune di aver perso otto mesi di tempo per verificare questa cosa assurda.
Bene, vi racconto la vicenda e giudicate voi. Non ho nemmeno bisogno di consultare carte. Sebbene abbia da tempo superato i 56, ho memoria buona.
Allora: siamo nel 2008, Tondo vince le elezioni anche promettendo che lui, il nuovo ospedale di Pordenone, l’avrebbe fatto in Comina. Del resto, i soldi ce li mette la Regione, la gestione è regionale, è chiaro che l’indirizzo della Regione è condizionante. A meno che, come più volte minacciano alcuni disgraziati del PDL e della Lega, non si voglia che la città perda l’ospedale, che tanto farlo a Porcia o vicino all’autostrada ad Azzano X, non cambia nulla.
No, noi l’ospedale lo vogliamo in città, è dal medio evo che sta in città, ci mancherebbe.
Dopo le elezioni Dal Mas mi avvicina e chiede che cosa ne penso. Gli dico che di certo la soluzione della Comina sarebbe più facile da far accettare alla città se si utilizzasse l’area abbandonata dell’ex Caserma Monti, piuttosto che una grande area agricola. Detto fatto, il Presidente Tondo fa una conferenza stampa (andatevela a cercare) in cui afferma chiaramente che la Regione cercherà di riutilizzare il sito della Monti. La verifica con il Ministero della Difesa ha però esito negativo: non vogliono cedere la Monti, anche se ormai tutte le strutture sono alla catastrofe. Peccato.
Ci si incontra a Trieste fra Regione e Comune, Tondo dice che bisogna cercare un’altra soluzione, l’unica è il grande terreno agricolo davanti al “Paradiso”. Ora, per Bolzo e per me, di necessità virtù: “o te magni stà minestra o te salti stà finestra”. Minestra. Imponiamo però una cosa: consci che il nuovo ospedale messo là cambia tutta la città, diciamo che noi non faremo nessuna variante al PRG se non c’è certezza di finanziamenti. Dunque si faccia pure un progetto, si indichi la spesa presunta, la Regione stanzi quella cifra ed in quel momento si approva la variante che consente di fare l’ospedale su quell’area. Per fare questo serve un accordo vincolante per le parti, dunque un accordo di programma. Tondo concorda, si farà un accordo di programma. Ottimo, l’area non viene cambiata di destinazione finché non c’è certezza di progetto e finanziamenti. Tondo, dopo poche settimane, sintetizza questo accordo con una Delibera della Giunta regionale che sancisce l’abbandono dell’area nord dell’attuale nosocomio e la scelta della Comina. Come viene giustificato l’utilizzo di una agricola? Si scrive testualmente che, visto che dalle verifiche compiute con il Ministero della Difesa emerge che l’area della Monti non è disponibile, ecco che si è costretti a progettare sull’area privata oggi agricola davanti al Paradiso. Badate che questo passaggio è decisivo, tenetelo a mente.
Nel 2010 succedono prima due cose significative. Primo: in primavera, sollecitato dalle famiglie che sono proprietarie della area agricola davanti al Paradiso, Bolzo convoca un incontro con loro, al quale si presentano con un noto avvocato amministrativista, per di più consulente ad alto livello di Governo e varie regioni. Un tizio tosto, tra l’altro di area politica leghista. Che dice l’avvocato? Lamenta che le famiglie non sono state coinvolte e dice che loro non sono disponibili a cedere l’area. Chiede una nuova verifica sull’area della Monti: siamo ancora convinti che non sia a disposizione? È chiarissimo che i proprietari pensano di trarre maggior profitto dalla loro area destinandola a servizi (alberghi e cose del genere) in funzione dell’ospedale che se viene destinata direttamente al nosocomio. L’avvocato preannuncia megaricorsi al TAR, secondo lui non sono state approfondite tutte le opzioni alternative a quella dell’area dei suoi patrocinati. Ora, dovete sapere che una delle famiglie proprietarie dell’area è quella di due magistrati di Pordenone (padre e figlio). Basta ragionare un poco: vi pare che due magistrati siano così sprovveduti da non pesare gli argomenti? Difficile. A noi, Comune, non risulta però che ci siano novità dal Ministero.
Ed ecco che succede la seconda cosa: a luglio arriva al Bolzo una lettera di un tal Crosetto, Sottosegretario di Stato alla Difesa, che dice che il Ministero ha deciso di vendere l’area della Monti. A questo punto una verifica si impone. Nella Prima Conferenza dei Servizi con la Regione per definire l’Accordo di Programma con la Regione alla quale partecipo, tiro fuori la questione. Dico che è bene verificare, onde evitare poi di andare a discutere davanti al TAR avendo torto marcio. Apriti cielo! Casino inenarrabile, “il Comune di Pordenone sabota”, “vuol tornare indietro”, etc. Dichiarazioni alla stampa da parte dell’assessore regionale Savino addirittura pochi minuti dopo che la Conferenza si è conclusa. Dico anch’io alla stampa che non è vero e che la verifica è obbligatoria, altrimenti andiamo incontro a guai grossi. Dico anche che se la Regione non si fida, Tondo e Bolzo, questa verifica con Crosetto, la possono fare assieme. La Regione nemmeno risponde. Passano due settimane di vuote polemiche da parte di Dal Mas e qualche altro disgraziato e, visto che nulla si muove, chiedo io un incontro col demanio dell’esercito di Udine. Un solerte funzionario viene a Pordenone, ci apre la Monti, ci racconta come stanno le cose. E le cose sono semplici: non è in vendita tutta la Monti, ma solo la parte di competenza dell’Esercito. C’è una parte, di competenza dell’aereonautica militare, che è stata data agli americani, che vi hanno da poco realizzato depositi, di che cosa non si sa e non si può sapere. Ora, il problema è che la porzione dell’Esercito è ampia ma non a sufficienza per l’ospedale e che la proprietà dell’Aereonautica si incunea dentro quella dell’esercito, rendendone inutilizzabile una parte. Inoltre ci sono vincoli posti dall’aereonautica alle eventuali edificazioni: non si può salire in alto per non andare a curiosare quel che si fa oltre il muro. Insomma, c’è una questione di sicurezza. Ma anche una di salute: si può edificare un ospedale a ridosso di depositi militari di cui nulla si sa? Non credo proprio. Non se ne fa nulla perciò. Faccio un inciso: stasera Dal Mas ha, sprezzantemente, chiesto come mai il Comune non sapesse già prima queste cose: semplice, perché fino a che non è stata resa disponibile alla vendita, l’area della Monti non poteva essere conosciuta e solo dal quel momento l’Aereonautica ha definito le regole per l’utilizzazione delle porzioni di area dell’esercito vicine alla sua.
Chiamo la Savino e Kosic, gli dico che ho compiuto la verifica, che ha avuto esito negativo per i motivi che ho spiegato. Nella successiva Conferenza dei Servizi ho fatto mettere a verbale della visita alla Caserma, dell’insufficienza dell’area e dei vincoli posti dall’Aereonautica: dunque è inutilizzabile. Il verbale di quella Conferenza farà parte, quando si farà, dell’Accordo di programma e, nel caso probabilissimo di ricorso al TAR dei proprietari, farà fede che il tentativo di usare quell’area è stato fatto.
Tutto questo è stato indispensabile ed ha richiesto due mesi di tempo.
Sfido chiunque a smentire questa ricostruzione dei fatti, che vi serve anche a pensare che io in particolare non ero e non sono affatto felice di sacrificare un’area agricola per fare il nuovo ospedale di Pordenone.
Mandatevi a mente questa storia e ricordatevene quando pensate a che classe dirigente ha la Regione.

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  • Pubblicato il 23 gennaio 2012
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Un contributo sulla questione universitaria a Pordenone

Mi pare che l’incontro che una delegazione delle istituzioni della nostra provincia avrà nei prossimi giorni con la professoressa Compagno, Magnifico Rettore dell’Università di Udine, aumenti di giorno in giorno d’importanza. Non solo perché la presenza di corsi universitari a Pordenone è molto importante per il nostro territorio, ma perché si pone concretamente la questione della relazione fra questa provincia e quella di Udine, anche in vista delle elezioni regionali.
Ho sempre pensato che le elezioni regionali non si giochino solo sulla scelta fra due schieramenti, ma sulla capacità di uno dei due schieramenti di rappresentare alleanze territoriali così forti da far “girare” attorno a se tutto il governo della Regione autonoma.
È evidente che la crisi mette in crisi i vecchi equilibri: possiamo ancora permetterci due università? Non credo. Possiamo permetterci ancora due grandi ospedali che sono anche cliniche universitarie del tutto identici e un terzo ospedale (Pordenone) che arranca tentando di imitarli? Non credo. E sono solo due esempi.
Quella che si aprirà nel 2013 sarà la legislatura regionale delle scelte e della razionalizzazione, per necessità. Meglio sarebbe stato se avessimo scelto prima, ma i meccanismi di costruzione del consenso politico non lo consentono e fosse anche solo per questo dovremmo riformarli.
Udine e Trieste debbono presentarsi all’appuntamento o molto forti per scontrarsi, o avendo già un accordo nel cassetto testimoniato da una/un candidato Presidente. Il fatto che Cosolini abbia vinto a Trieste rende non banale a Tondo presentarsi come quel tipo di candidato e nel contempo pone a pordenonesi e goriziani un serio problema: tentare di far gruppo attorno ad uno dei due contendenti per garantirsi alcune cose in vista della trattativa finale fra i due, oppure fare altro? E che altro? Coltivare il sogno di una candidatura forte che finalmente spezzi il duopolio? Dico subito che quest’ultima a me sembra una grande ingenuità senza progetto. Però, per carità, se qualcuno vuol tentare faccia pure.

Dunque trovare un accordo. Per il nostro territorio, trovare un accordo oggi significa tentarlo con Udine, francamente non vedo alternative. Per questo mi pare che la questione università sia cruciale.
Ho visto che i soci del Consorzio per l’Università chiedono la presenza di tre dipartimenti universitari a Pordenone. Poiché ogni dipartimento dell’Università di Udine, secondo il punto b del comma 2 dell’articolo 2 della legge Gelmini, deve avere almeno 40 docenti incardinati, si capisce che abbiamo fatto una legittima ed importante richiesta, che passa però attraverso una riconsiderazione generale dell’Università di Udine, in particolare sul tema delicatissimo sulla sua strutturazione policentrica. Questo tema è decisamente politico ed ha di certo conseguenze anche sulle risorse. L’ispirazione generale della Legge 240 del 2010 e dei provvedimenti che l’hanno preceduta tende a ridurre corsi e sedi decentrate. Dunque università policentrica significa anche correre il pericolo di avere in alcune sue strutture un rapporto troppo basso fra numero di docenti e numero di studenti e perciò di non ricevere i finanziamenti statali per quei corsi. Il territorio assicurerà (giudiziosamente) all’università le risorse necessarie? Garantirà un numero elevato di studenti? Questo è davvero un tema non semplice da dipanare, ma molto politico. Se l’Università di Udine diventasse nei fatti l’Università di tutto il Friuli, questo sarebbe un fatto politico rilevante. Tanto più che il passo immediatamente successivo, lo si voglia o no, è la federazione, o la fusione, fra le due università regionali. Non si giustificano due atenei in una regione di un milione e duecentomila abitanti, è evidente a tutti e credo che sarà più forte in quel processo l’ateneo che si presenterà con il rapporto più strutturato col territorio regionale. Trieste ha fatto qualche passo serio verso Gorizia ed ha chiuso con Pordenone, vedremo ora cosa farà Udine.
Se Udine divenisse un ateneo policentrico e noi pordenonesi sostenessimo questa scelta, altre questioni importanti si porrebbero.
Chiunque conosca un poco la sanità regionale sa bene quale rapporto abbia con l’Università. Le due cliniche universitarie si sono fuse con gli ospedali generali di Trieste e Udine, le due università hanno un rapporto importantissimo con gli ospedali e li condizionano.
Noi pordenonesi vogliamo un nuovo ospedale. Ma io non credo affatto che potremo realizzare a Pordenone un ospedale generale e non credo che nemmeno Trieste e Udine potranno mantenere in vita due ospedali generali, in cui si fa tutto, dal pronto soccorso fino ai trapianti, con due equipe di cardiochirurgia e neurochirurgia per ogni ospedale. I tre ospedali di Udine, Triste e Pordenone, assieme, dovranno garantire una unica funzione di “general hospital” per i cittadini del Friuli Venezia Giulia. È in funzione di questo sviluppo, che giudico inevitabile, che va progettato il nuovo ospedale di Pordenone e la cosa più deludente di questi anni, nel rapporto fra Pordenone e la Regione autonoma, non è che non si siano trovati ancora i soldi, ma è che non c’è stata alcuna vera progettazione che ci dicesse sia quel che a Pordenone davvero si dovrebbe fare che quel che avremo diritto a ricevere a Udine e Trieste. In questa incertezza, che i nostri migliori clinici e chirurghi se ne vogliano andare, mi pare ovvio.
Altro tema decisivo di rapporto e possibile alleanza con Udine e l’Università è il CRO, che ha certamente diritto e dovere di cercare alleanze con tutti i centri di ricerca del mondo. Io però non credo proprio che il CRO possa prescindere da un rapporto fortissimo con l’università che ha più vicina, quella di Udine.
Dunque le risposte che verranno sull’università possono aprire il campo ad altri, importanti accordi, dai quali il nostro territorio non prescinde. È evidente che sia quanti trattano per Pordenone che la professoressa Compagno hanno alle spalle problemi di consenso, coi territori, le istituzioni, il Senato accademico. La mia speranza è che ciononostante un accordo si trovi e che apra la strada per farne altri: sarebbe un fatto politico molto importante per il futuro di tutta la regione.


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  • Pubblicato il 22 novembre 2011

Sul gazzettino di oggi !

CONSIGLIO COMUNALE
Il Pd non “regge il confronto”
Ritirata la mozione sull’ospedale

Martedì 22 Novembre 2011,
PORDENONE – Se non fosse accaduto veramente sarebbe difficile da credere. In consiglio comunale il Pd ha calato le brache sulla realizzazione del nuovo ospedale in Comina dimostrando non solo una fragilità estrema all’interno della maggioranza, ma di non aver neppure letto le delibere della Regione. Da chiedersi cosa sia più grave. E così quella che doveva essere una mozione dirompente e nelle intenzioni avrebbe dovuto mettere in chiaro i rapporti con la giunta regionale di centrodestra è diventata una fiacca e inutile raccomandazione. Parte in quarta Fausto Tomasello, capogruppo del partito difendendo la mozione da due attacchi mossi dai consiglieri di minoranza, Mara Piccin e Franco Dal Mas che volevano renderla inoffensiva stabilendone l’illegittimità. Si vota e la maggioranza compatta rigetta. A questo punto si discute. Non che la mozione fosse particolarmente cattiva, chiedeva due cose di buon senso: mettere a disposizione da subito l’intera cifra (240 milioni di euro primo grossolano errore perchè sono di meno) per iniziare e completare la struttura in Comina e nel frattempo assicurare un congruo stanziamento per tenere in piedi l’ospedale in via Montereale. A rispondere ci ha pensato il sindaco Claudio Pedrotti che ha spiegato come – allo stato – le rassicurazioni del presidente della Regione, Renzo Tondo, avvenute in due incontri, fossero corroborate da atti formali, oltre che verificate. Non solo. Pedrotti ha spiegato che sull’ultima delibera la Regione ha messo nero su bianco che tutti i soldi per la costruzione dell’ospedale saranno pubblici. Sbagliato (anche lui non ha letto la delibera regionale?). L’atto, infatti, parla chiaro: una parte di risorse andranno cercate con la soluzione dell’ingegneria finanziaria. Soldi privati. A quel punto per il Pd si alza in piedi Sonia D’Aniello, una guerrigliera che invece sorprende tutti: la mozione diventa raccomandazione. Tutti a casa senza votare e senza neppure discutere tra lo sconcerto e l’imbarazzo per la figura barbina. Il Pd molla il fronte e rischia grosso: se il centrodestra non riuscirà a fare l’ospedale in Comina ora il Partito Democratico, politicamente s’intende, sarà complice della scelta.
ldf

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