Cristina Gattel parla dell'Ospedale nel post Covid

27 agosto 2021 · Tempo di lettura: 4 min
Cristina Gattel

La pandemia da Covid-19 ha sottoposto il sistema sanitario ad un forte stress. Dal mio osservatorio in ospedale a Pordenone questo elemento è apparso e appare ancor oggi chiarissimo: chi lavora al Santa Maria degli Angeli lo vive e rivive mentre si confronta ogni giorno con le conseguenze del contagio sui pazienti che hanno vinto la malattia e sui nuovi contagiati.

Certo: l’intero pianeta ha dovuto affrontare una crisi che ha toccato tutti i settori della vita delle nazioni e i problemi creati dalla pandemia sono così importanti e grandi che forse è ancora presto per trarre conclusioni definitive. Però l’esperienza che ho fatto fino a qui mi dice che non ritorneremo alla situazione di prima: non è possibile, come qualsiasi pandemia precedente, anche meno grave di questa, ci ha insegnato.

Ci sono alcuni “punti chiave”: la capacità e necessità di assumersi responsabilità, ad ogni livello: lo sviluppo di una cultura dell’osservazione, che presuppone una grande disponibilità a comprendere e interrogarsi da parte di ogni operatore; il ruolo essenziale dell' educazione alla salute; la centralità dei servizi di prevenzione e di quelli che studiano l’andamento epidemiologico delle malattie. Si tratta di culture, servizi e metodologie di lavoro importanti e che dobbiamo sviluppare.

E' necessario puntare il focus sull’ospedale e sulle strutture che intervengono dopo i ricoveri e gli interventi ospedalieri. Occorre dotarsi di servizi che garantiscano continuità, cure intermedie per persone fragili, per i pazienti cronici, per persone con fragilità fisiche/emotive.

La parola chiave dell’emergenza è stata flessibilità. Mai come all’inizio di questa pandemia la struttura ospedaliera e soprattutto gli operatori sanitari sono stati in grado di adattarsi, ma non possiamo più permetterci di essere impreparati: è necessario un servizio per le malattie infettive, che ci consenta di affrontarle senza ridurre o bloccare il lavoro normale dell’ospedale. Servono piani per l’emergenza e formazione specifica del personale per essere pronti ad affrontarla. Abbiamo constatato in emergenza che la telemedicina può essere molto utile, anche se certamente da sola non basta. Sui servizi a distanza dobbiamo investire, perché ne abbiamo visto l’importanza per molti ambulatori, dove, per alcune patologie, è stato possibile mantenere un rapporto diretto di monitoraggio con il paziente.

E' necessario creare percorsi differenziati all’interno di una stessa struttura, per ridurre al massimo i contagi.

Il personale ha bisogno di grande attenzione, considerazione e cura. Bisogna prendere in considerazione la stanchezza e la sindrome post traumatica vissuta da moltissimi operatori.

Ora è necessaria una rivalutazione di tutte le patologie lasciate ‘‘indietro’’, in particolare le patologie oncologiche.

E' necessaria una progettazione di aree verdi che consentano una riduzione dello stress: durante i momenti difficili delle ondate di Covid 19 chi lavorava in ospedale si è reso conto di quanto sarebbero stati necessari luoghi naturali in cui trascorrere qualche momento positivo. Abbiamo capito che l’ospedale del futuro deve essere sostenibile in termini ambientali, oltre che economici.

A Pordenone serve un ospedale che sia resiliente e flessibile, che sappia riprendersi rapidamente dopo aver affrontato un problema grave. Perciò deve essere adattabile e profondamente umano nell’affrontare la sofferenza dei pazienti e la partecipazione delle famiglie.

C’è ancora oggi un’importante e irrisolta carenza di medici, infermieri, fisioterapisti, tecnici di molte discipline. Occorre porre particolare attenzione alle risorse umane, se vogliamo che il personale corra di pari passo alla tecnologia e al contempo esprima tutta l’accoglienza e l’umanità di cui c’è bisogno in ospedale.

Occorre un lavoro multidisciplinare ed equipe miste tra Ospedale, Case di Comunita', Telemedicina, Ospedali di Comunità, servizi sociali e sanitari territoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. La nascita della Cittadella della Salute accanto al nuovo ospedale è una grande opportunità di lavoro comune.

C’è bisogno infatti di solidarietà e responsabilità per garantire salute sociale e individuale, che abbiamo capito il più grande dei beni che condividiamo e ci uniscono. Anche per questo sono fondamentali le associazioni del volontariato sociosanitario e non saremo mai abbastanza grati per quanto fanno i volontari.

Amartya Sen, un grande filosofo e studioso indiano, premio Nobel per l’economia nel 1998, ha detto: “La salute è un bene essenziale per l’individuo. La sua promozione e il suo mantenimento sono fondamentali affinché ogni persona possa essere un attore a pieno titolo della società.”

L’esperienza del Covid 19 ci rende chiare queste parole profetiche.

Cristina Gattel

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