I servizi per la salute nel dopo-Covid 19 #1

06 febbraio 2021 · Tempo di lettura: 4 min
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PREPARARSI AL FUTURO

Qui a Pordenone e nel territorio della Destra Tagliamento di che cosa ci ammaleremo fra 5 e 10 anni? Rispondere a questa domanda è fondamentale per decidere come dobbiamo oggi organizzare i servizi sanitari.

Ad esempio avremo molte più persone anziane: di che cosa avranno bisogno? Saranno sempre più numerosi i casi di diabete? E le malattie cardiache e circolatorie? O che altro? Negli ultimi anni sono aumentate le malattie croniche e degenerative: quali servizi serviranno a queste persone? Crescono alcune patologie tipiche dei bambini e degli adolescenti, come autismo e dislessia: che cosa dovremo fare per aiutarli? In una società sempre più complessa e difficile, serviranno più servizi per la salute mentale? Alcune ricerche sono state effettuate negli anni scorsi. Leggendo l’ultima ricerca pubblicata nel 2017 dalla nostra Azienda Sanitaria, ad esempio sappiamo che nel nostro territorio, in cui vivono più o meno 310.000 abitanti, prima del Covid per malattie legate all’abuso di bevande alcoliche morivano ogni anno 300 persone ogni 100.000 abitanti, cioè quasi mille all’anno su 310.000. Per malattie legate al fumo, morivano annualmente 600 persone ogni 100.000, vale a dire quasi 2000 l’anno.

Come sta influendo su tutto questo il Covid? Nei giorni scorsi sono state pubblicate alcune ricerche. Nel corso di molte visite mediche viene misurato il peso dei pazienti. Le statistiche ci dicono che il peso medio delle persone, durante questi mesi di distanziamento fisico e di isolamento, è molto aumentato. Questo fatto svilupperà ancora l’incidenza di diabete e malattie circolatorie sulle persone?

La vendita di alcolici in Italia, nei mesi del distanziamento e dell’isolamento, è molto aumentata: questo dato quanto influirà sulle malattie legato all’abuso di alcool, che sono così gravi nella Destra Tagliamento? L’epidemia di Covid ha svelato tutta la fragilità del nostro grande (per dimensioni) sistema sanitario. Prima dell’emergenza non ci rendevamo conto della necessità di avere progetti specifici e reparti ospedalieri per affrontare questa emergenza e altre future che potrebbero colpirci. Ma oggi sappiamo che è necessario, a partire dalle terapie intensivi e semintensive, con tutte le tecnologie del caso. Insomma non basteranno le proiezioni demografiche e le previsioni formulate prima del Covid a capire di che cosa avremo bisogno e che cosa non servirà più.

Il sindaco Ciriani da mesi ci dice che arriverà un progetto dell’assessore regionale Riccardi per la sanità pordenonese. Bene, leggeremo quelle proposte e capiremo cosa si propone di fare.

Di una cosa però siamo sicuri: di avere nel nostro territorio tantissimi educatori, infermieri, medici, primari, psicologi, ricercatori e tecnici. Sono persone di grande esperienza, professionalità e umanità. Dispongono di conoscenze scientifiche non solamente a livello teorico, ma in concreta relazione con la realtà del nostro territorio e le abitudini delle persone che qui vivono.

A queste persone nell’ultimo anno è stato chiesto di lavorare senza badare a orari, senza fare calcoli di straordinari. L’hanno fatto, la loro esperienza, conoscenza e umanità ha salvato tantissime vite umane.

Se si deve costruire (ed è necessario farlo!) un nuovo sistema di salute del nostro territorio, non si può che partire da loro, dalla loro partecipazione, dalle loro osservazioni, dalla loro intelligenza, dal loro lavoro. Il sistema sanitario non è una fabbrica in cui si impartiscono ordini, è un luogo in cui chi lavora ha la responsabilità della vita di altre persone.

Chi si assumerà la responsabilità di promuovere un progetto per la costruzione, partecipata da operatori di salute, volontari e utenti dei servizi, di un nuovo sistema pubblico di salute nel territorio pordenonese? Devono essere i sindaci, unitariamente, a promuovere questa partecipazione e a portare un progetto nell’assemblea provinciale dei sindaci. Da lì, poi, si potrà partire per un vero confronto con la Regione. Ma lo si vuol capire o no che questo territorio deve avere un suo progetto e non può presentarsi davanti alla Regione senza un indirizzo preciso, lasciando che altri decidano per noi?

La prima cosa che farò, una volta eletto sindaco, sarà di dar vita a incontri con tutti, dai medici di famiglia ai servizi territoriali, agli ospedali, con tutto il personale impegnato. E questo cercherò di fare inizialmente assieme ai sindaci di San Vito, di Spilimbergo e Sacile. Definita una bozza di progetto con questo metodo partecipato, arriveremo all’assemblea di tutti i sindaci, ascolteremo e correggeremo. Infine si avvierà il confronto con la Regione.

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