Il lavoro degli artisti ci è indispensabile

24 marzo 2021 · Tempo di lettura: 2 min
Il lavoro degli artisti

Musiciste e musicisti provano coi loro strumenti. È il loro lavoro. Ma poi non possono suonare per noi.

Ballerine e ballerini esercitano i loro corpi, preparano spettacoli e poi non possono danzare per noi.

Le registe e i registi, le coreografe e i coreografi, le attrici e gli attori progettano spettacoli e poi non possono metterli in scena per noi.

Le poetesse e i poeti compongono nuove liriche e, in piedi nelle loro case, le leggono con la voce più ispirata, ma poi non possono farlo per noi.

Le pittrici e i pittori dipingono nuovi quadri, le scultrici e gli scultori realizzano nuove statue e opere, ma noi non possiamo vederle.

Tutte le lavoratrici e i lavoratori che materialmente allestiscono spettacoli, mostre e incontri culturali sono ferme/i ormai da oltre un anno.

Migliaia di artiste e artisti italiani sono in gravi ristrettezze economiche a causa del Covid, eppure ogni giorno lavorano per uno spettacolo, una mostra o un evento senza sapere quando li potranno presentare. Sono in estrema difficoltà, come quanti lavorano nel commercio, nel turismo, nella scuola, nella sanità e in altri settori. Chiedono solamente di potersi esprimere, di donarci i frutti del loro impegno artistico e culturale, che è lavoro.

Il nostro animo e la nostra mente, senza di loro, si impoveriscono, ci vengono negati strumenti per capire, interpretare, crescere e arricchirci nello spirito. Così ci inaridiamo, come una terra su cui da troppo non piove.

Anche a Pordenone e nel suo territorio ci sono molte persone in queste condizioni. Alcuni si sono adattati a fare qualsiasi lavoro, pur di sopravvivere con le loro famiglie. Ma è un gigantesco spreco di risorse intellettuali e umane.
Tutto questo rischia di tradursi in una catastrofe.

Le artiste e gli artisti non hanno tutele né strumenti di sostegno. Non chiedono carità, vogliono lavorare a raccontare questi mesi e giorni, darci riflessioni interpretate alla luce della loro sensibilità, con gli strumenti che sono loro propri: il palco, un violino, la voce, uno scalpello, una penna, il tutù e le scarpette, un pennello e i colori, le tessere del mosaico …

Diamo loro modo di lavorare: i Comuni, la Regione, i musei, i teatri firmino contratti e diano loro anticipi per spettacoli, mostre, installazioni, performance da fare quando tutto sarà finito.
A loro dobbiamo molto, diamogli modo di darci ancora sensazioni e stimoli per la nostra mente, per il nostro cuore.

Così ci prepareremo a respirare nuovamente liberi.

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