Assetto Urbano

Strada

I grandi avvenimenti quali l’emergenza climatica, il dopo COVID, le nuove modalità di lavoro e studio, il calo demografico stanno radicalmente cambiando molti aspetti della nostra vita, dei nostri comportamenti e delle “abitudini” consolidate. Questo si ripercuote sulla vita della città: Pordenone non è avulsa dal territorio e dal contesto, ne è anzi parte integrante, la città risente di questi eventi e ne trae motivo per rimodellarsi. Serve un nuovo disegno della città, che colga quanto accade come una occasione per rivedere e riprogettare la città.

La caserma Mittica r l’ex cotonificio Amman a Borgomeduna hanno tempi ancora lunghi per poter essere riutilizzate (dai 5 ai sette anni, come minimo). Fatti salvi pochi edifici storici. Queste aree devono diventare esclusivamente zone verdi dedicate alla valorizzazione della nostra biodiversità naturale e messe a disposizione della gente per riposare e divertirsi. Se in piccole parti di quelle aree si dovessero spostare servizi oggi esistenti altrove, come il centro studi, deve essere chiaro che dove sorgevano quei servizi saranno realizzate aree verdi e nient’altro.

Nuove grandi aree verdi dentro la città valorizzeranno tutto ciò che le circonda e ne aumenteranno il valore. Se realizzate e gestite bene saranno per Pordenone elementi di grande attrazione anche turistica e culturale.

Offrire più cubatura e consentire di salire in altezza per realizzarla allo scopo di invogliare ad abbattere palazzi in decadenza e spesso quasi disabitati e ricostruire in quello stesso luogo, non serve ed è sbagliato. Con servizi come Amazon e simili servono meno spazi commerciali, il lavoro da remoto con tecnologie digitali si svilupperà ancora e renderà inutili molti degli attuali uffici. Che senso ha allora aumentare le cubature in una città che invecchia, se chi costruisce vende già oggi solamente una parte di quanto realizza? Non può essere questo l’incentivo a ristrutturare. Mentre è ormai evidente una richiesta di alloggi con nuove caratteristiche, o dotati di terrazze ampie, per vivere all’aperto anche quando, com’è capitato con il COVID, siamo costretti a rimanere in casa me comunque con buoni inserimenti storici e ambientali, quasi mimetici.

Si può sperimentare la trasformazione in spazi verdi delle aree in cui sorgono edifici abbandonati, anche con l’obiettivo di mettere in sicurezza la città da gravi eventi climatici. Si potrà così influire su un mercato immobiliare caratterizzato da un eccesso di offerta di vecchi alloggi non utilizzati che con la loro presenza condizionano, e quasi isolano, il costruito nuovo e di qualità, che perciò fatica ad essere accolto. Con alcuni abbattimenti mirati apriremo nuovi spazi a pedoni e biciclette nel verde e creeremo nuovi corridoi ecologici.

Con lo smart working è iniziato un ritorno del lavoro produttivo nelle case e nei quartieri. Serve riportare in città attività produttive, sia perché la città non può essere solamente residenza, servizi e quel po' di commercio che è rimasto, sia perché produrre oggetti e servizi ha un grande valore anche culturale. Ovviamente si possono portare in città solamente produzioni non pericolose e che non inquinino. La forte caduta della rendita fondiaria e la presenza di tanti spazi costruiti vuoti in molta parte della città rendono possibile il ritorno. Una delle condizioni per rendere possibile questo ritorno è che la città sia ben servita da fibra ottica FTTH. Inoltre in relazione allo sviluppo dello smart working possono diventare interessanti spazi condominiali di coworking.

Riportiamo dentro il tessuto urbano attività produttive sostenibili, come ad esempio laboratori con stampa 3D, lavorazioni artigianali, piccole industrie, laboratori, spazi per presentare e sperimentare la domotica. Riempiamo così i “vuoti urbani” dovuti all’abbandono di molti edifici degli anni Sessanta e Settanta posizionati esternamente al ring.

Cambiamo le case, riduciamo l’inquinamento da riscaldamento, proteggiamo l’ambiente e la salute.

Molte imprese locali sono già in grado di fare abitazione con tecnologie innovative: incoraggiamo e sosteniamo le famiglie che vogliono trasformare la casa o farsene una di nuova concezione, mettiamo a disposizione gli uffici comunali per fornire il supporto necessario.

Tuteliamo e valorizziamo il patrimonio storico della città, nel centro e negli antichi borghi.

Individuiamo tutto quanto rimane delle mura antiche di Pordenone, adottiamo un provvedimento di tutela, rivendichiamo al comune la proprietà delle mura. Un percorso molto partecipato dalla città ci porterà a definire una futura destinazione per il Castello, partendo da uno studio dell’evoluzione storica dell’edificio, che ha circa 800 anni.

La storia è il grande patrimonio che ci hanno trasmesso le generazioni precedenti. Tutelarne i lasciti significa amare la città ed insegnare ad amarla.

Ripensando all’equilibrio tra centro città e i quartieri, apriremo un dialogo con le associazioni di categoria per potenziare le funzioni del commercio, che dovrà sempre più recuperare il suo ruolo di servizio di prossimità, creando opportunità di reddito locale e restituendo il valore sociale dei rapporti umani. Il centro cittadino va ripensato come vetrina, dove passeggiare, guardare, provare, chiedere e acquistare: alla consegna della merce provvederà un sistema di logistica leggera, anche nei parcheggi attorno al ring. I colossi dell’e-commerce e della grande distribuzione non possono occupare tutti gli spazi delle nostre città e delle nostre vite: facciamo in modo che il piccolo e medio commercio valorizzi ii prodotti di qualità e quelli locali e sia organizzato anche per l’ordine elettronico, per la consegna a casa e con un’organizzazione che assicuri prezzi competitivi.

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