Giovani

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Rendere protagonisti i giovani in tutte le politiche comunali

A Pordenone ragioni per avviare delle politiche giovanili degne di questo nome ce n’erano già prima del covid, ma la grave situazione determinata dalla pandemia ancora in corso aggiunge ulteriori motivi che, anche considerati da soli, basterebbero ad avviare una specifica “unità di crisi”:

  • l’aumento complessivo della povertà culturale, che è anche dovuto alla DaD;
  • all’interno di questo impoverimento, l’aumento a sua volta delle disuguaglianze nell’accesso alla conoscenza (di censo, di ambiente, di competenze digitali, di accesso alla rete…);
  • Il progressivo manifestarsi delle conseguenze del lungo e reiterato confinamento in casa sul piano delle relazioni sociali, dei disturbi a livello psicologico, dei disturbi alimentari, dell’aumento nell’abuso di alcolici e, purtroppo, nell’aumento generale di fenomeni di violenza ed aggressività.

In tutto il mondo molte famiglie e gli stessi insegnanti sono state lasciate sole durante l’emergenza dovuta alla pandemia. Oggi serve un progetto di “ricostruzione” sociale che non sia ancora una volta intesa solamente come realizzazione di “infrastrutture” (talvolta necessarie) e relativi “appalti”. A Pordenone la presenza di molti istituti di formazione superiore e perciò di un gran numero di studenti rafforza il ruolo di “capoluogo”. Non ci si può limitare ad offrire un servizio mensa e di una rete di trasporti (che pure sono importanti). Dal disagio che provoca autodistruzione si esce se si viene aiutati ed è il comune, in raccordo coi servizi sanitari, può farlo.

Bisogna anche colmare una frattura generazionale. Si ripropone una quasi naturale “incomprensione tra vecchi e giovani”, per la quale si usano formule consolidate da millenni. Esiste però anche una molto attuale e contemporanea difficoltà a coinvolgere le giovani generazioni nella partecipazione alla vita pubblica e nella vita politica. Per la continuità stessa della nostra società è fondamentale delle politiche giovanili avvicinare i giovani alla vita pubblica e politica da protagonisti, per aiutarli a diventare cittadini consapevoli. Se gli adulti si chiedessero che cosa, nel loro impegno sociale (in primo luogo nella gestione delle associazioni) e politico tenga i giovani lontani, farebbero forse un primo passo per aprire finalmente un “dialogo tra generazioni”. Il dialogo intergenerazionale è particolarmente necessario in un’epoca, come quella attuale, in cui i confini tra le generazioni sono sempre più difficili da definire: ad una continua anticipazione di alcune caratteristiche dell’età adulta corrisponde spesso un altrettanto continuo ritardo nell’affrontare in autonomia l’età adulta (“giovani adulti” e “adulti giovani”…).

C’è una caratteristica negativa che Pordenone, purtroppo, condivide con il resto d’Italia: la città non è un posto per giovani. Gli adulti e gli anziani mostrano una grande diffidenza e conflittualità verso i giovani, che spesso sono vissuti solamente come disturbo: sembra che facciano solamente rumore e non rispettino le regole. L’idea che i giovani abbiano il diritto a disegnare un futuro diverso dalla situazione attuale e modellato secondo le loro esigenze non sfiora nemmeno la grande parte della popolazione adulta e anziana. Rendere Pordenone a misura di giovani significa offrire ai giovani nuove opportunità, prospettive, modalità di vita e spazi: sia a quanti dalla città partono, per iniziare un personale viaggio di studi e di formazione, a cominciare dal periodo universitario; sia a quanti potrebbero individuare proprio Pordenone come tappa significativa di percorsi iniziati altrove. Chi da Pordenone va e chi ci viene contribuisce a quella contaminazione umana, culturale, professionale che sta alla base di ogni “produzione di ricchezza”. Purtroppo a Pordenone le politiche giovanili sono sopravvissute esclusivamente come (piccola) voce di spesa nel bilancio comunale.

Noi invece ci assumiamo alcuni impegni precisi.

Primo: riconosceremo i giovani come soggetti che hanno una grande importanza politica, reali interlocutori prima che ancora che destinatari di servizi e di eventi. Sono soggetti con cui pensare e costruire insieme progetti ed eventi, affidandone loro anche, nel caso, una gestione diretta ed in autonomia. Per questo ripenseremo la città in modo che sia fruibile dai giovani, di tutte le fasce di età (bambini, adolescenti, giovani adulti) anche in modo libero ed autonomo, con spazi dedicati accessibili anche in forme non organizzate. Cercheremo per questo le modalità più idonee per avviare quel dialogo intergenerazionale, individuare ed avviare strumenti di partecipazione alla vita pubblica di tutta la comunità, a cominciare dalla “progettazione partecipata”.

Secondo: ci metteremo la faccia, individueremo e nomineremo un referente specifico per le politiche giovanili, un referente “di peso” e non solo per quanto riguarda la capacità di spesa, ma soprattutto di interlocuzione politica: prima di tutto con i giovani, ma anche con le famiglie, con il mondo della scuola, con le associazioni sportive e l’associazionismo in generale, con i vari gruppi formali ed informali che inevitabilmente devono partecipare e contribuire alla vita pubblica della città. Oltre alla faccia, naturalmente, devono corrispondere anche delle significative poste di bilancio, avviando specifiche attività di ricerca fondi, sia pubblici (europei in particolare) che privati.

Terzo: non isoleremo le politiche giovanili in un’area specifica ma coinvolgeremo in modo “collegiale£ i vari attori politici, istituzionali, delle realtà economiche e produttive, a partire dalla stessa operatività della giunta comunale. Una specifica “prospettiva giovanile” deve essere ben presente sui diversi piani amministrativi: dai servizi sociali all’urbanistica, dal bilancio ai trasporti.

Quarto: lasciare spazio ai giovani e alle generazioni future significa anche non progettare e non occupare tutto lo spazio che in città oggi è libero, come le aree verdi, o che possiamo rendere libero, come l’ex-cotonificio di Borgomeduna o l’area della Caserma Mittica. Lasciare liberi spazi o liberarne senza occuparli e vincolarli, significa tener conto delle esigenze di chi verrà dopo di noi. Solo partendo da questi impegni fondamentali può scaturirne un elenco di “cose da fare” che non sia il solito elenco di promesse.