Salute

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Questa epidemia

Su di noi, in questo momento, grava un grande pericolo, l’epidemia di COVID. Questa è la prima, fondamentale nostra preoccupazione: contribuire positivamente alle sorti della salute fisica, mentale, sociale e perciò economica di tutte le persone che vivono nel territorio, in particolare aiutando e sostenendo gli operatori sanitari e sociali e tutti quanti sono in difficoltà, per qualsiasi motivo.

L’epidemia del COVID amplificherà purtroppo gli effetti negativi della crisi iniziata nel 2008 su una parte della nostra comunità: persone che hanno perso o perderanno il lavoro, negozi ed esercizi commerciali che hanno chiuso o chiuderanno, giovani in cerca di occupazione è possibile che vadano ad aumentare un’area di fragilità sociale che il Comune dovrà affrontare utilizzando tutte le risorse disponibili.

È il momento più difficile per la vita della nostra comunità. Serve compostezza, responsabilità istituzionale, disponibilità ad aiutarsi. Ognuno deve sentirsi libero di elaborare una propria visione critica di ogni possibile aspetto di questa grande esperienza collettiva, senza dimenticare però che in momenti come questi si gioca il futuro di tutti. Dunque: servono la sensibilità e la sollecitudine di tutti, che devono essere tanto più alte quanto più si hanno responsabilità istituzionali.

Salute fisica, mentale e sociale

La città di Pordenone ha il dovere di presiedere e guidare la conferenza dei sindaci dell’area vasta pordenonese che si occupa di salute e degli strumenti per garantirla. Le competenze in ambito sanitario sono della Regione ma spetta ai sindaci esprimersi chiaramente su quali sono le priorità da perseguire, i servizi più importanti richiesti per la salute dalle loro comunità.

La conferenza dei sindaci sulla salute fisica, mentale e sociale è per noi uno strumento fondamentale di governo del territorio e la valorizzeremo moltissimo.

Pordenone è il centro ed il cuore di un Ambito in cui comuni coordinano le loro attività sociali. È a partire da alcune delle esperienze condotte a suo tempo nell’ambito sociale urbano che si dovevano integrare servizi non solo sociali dei comuni vicini alla città.

L’Ambito ha una grande valenza non solamente per le politiche sociali. Lo cureremo con grandissima attenzione.

Ripensiamo completamente e riformiamo e rafforziamo la rete dei servizi sanitari territoriali. Riconosciamo e sosteniamo la rete del volontariato socio-sanitario, che in molti casi ha dato vita ad esperienze professionali. Agiamo in un regime di sussidiarietà, affidando stabilmente al terzo settore compiti importanti e riconoscendogli il diritto di utilizzare i beni comuni come previsto dall’apposito regolamento. Integriamo l’intervento sanitario e quello sociale, adeguandolo a una situazione molto diversa rispetto ai decenni scorsi, evitiamo sprechi e riconosciamo le persone e famiglie in difficoltà sul territorio.

Educare alla salute, riconoscere precocemente le malattie, curarle e accompagnare nella guarigione e, quando serve, nel trattare malattie croniche, sostenere le famiglie in questo sforzo gigantesco sono pilastri della nostra comunità da rafforzare.

Va definito il ruolo del nuovo ospedale di Pordenone con un accordo in primo luogo fra il nostro Comune e quelli di San Vito, Spilimbergo e Sacile e poi di tutta la Conferenza dei sindaci dell’area vasta, per costruire una rete ospedaliera della Destra Tagliamento molto qualificata e senza duplicazione di servizi. Ai privati vanno assegnati ruoli chiari, mantenendo la centralità dell’intervento pubblico. Il CRO va difeso e sviluppato e deve esserci collaborazione con gli ospedali del territorio. Ospedali e CRO devono tornare attrattivi sia per professionisti di alto profilo che per il miglior personale sanitario.

Gli ospedali producono salute ma anche cultura e professionalità in un territorio, una crescita culturale e sociale. La loro decadenza crea grandi problemi anche sociali che siamo ancora in tempo ad evitare, se ci compattiamo e rivendichiamo il ruolo del territorio. La ricerca del CRO deve diventare sempre più un importante fattore di crescita del territorio.

Bisogna adeguare, riformare e trasformare le politiche sociali del Comune e dei comuni dell’ambito sociale. Ci sono nuove questioni sociali ed altre possiamo nitidamente intravederne all’orizzonte. Vecchie modalità e professionalità non bastano più.

In una città che si trasforma e ambisce ad aprire strade nuove, le politiche sociali assumono nuovi compiti e significati, non ha senso “assistere”, bensì contribuire al cambiamento.

Per gli anziani in difficoltà servono RSA ad alta intensità sanitaria, piccole residenze di quartiere, case e comunità

protette, perché avremo moltissime pensioni basse e una grande difficoltà delle famiglie a sostenere rette alte nelle case di riposo. Dopo l’esperienza del COVID è evidente che le “Case di riposo” vanno riprogettate. L’intuizione di dividere Casa Serena in nuclei ormai tanti anni fa è stata decisiva per salvare molte vite umane. La progettazione delle nuove case di riposo di Villanova e Porcia deve tener conto dell’esperienza COVID e dell’organizzazione per nuclei delle comunità residenziali.

Costruiamo luoghi di aggregazione e punti di ritrovo diurni per gli anziani, in modo che possano mantenere e curare le loro relazioni interpersonali. Serve una nuova dimensione domiciliare e comunitaria dell’aiuto agli anziani, altrimenti la spesa sociale esploderà.

Certo che ci sono poveri a Pordenone. E ci sono persone che prima non lo erano e che anche a causa del COVID ora rischiano la povertà.

Bisogna sostenere con risorse economiche del Comune e dell’Ambito e con le reti sociali, l’impegno delle famiglie a evitare la povertà o uscirne. Significa battere la depressione che coglie molti, gestire la rabbia che nasce in alcuni dalla delusione, lo sconforto di tante persone. Significa offrire fasi formative per imparare nuovi lavori, sostenere in particolare le donne, che spesso sono debolissime in mezzo ai deboli. Bisogna dare mezzi ai bambini delle famiglie in difficoltà, aiutarle a trovare un alloggio decoroso. I servizi sociali fanno già molto, è un dovere aiutarli a fare ancora di più in una forte relazione col terzo settore.

Bisogna sostenere le donne, che spesso sono debolissime in mezzo ai deboli. Il lockdown ha rappresentato per loro un aumento vertiginoso di responsabilità, a fronte spesso della perdita del lavoro e con ciò della loro autonomia. Di recente anche la nostra realtà è stata nuovamente segnata da un femminicidio, ulteriore segnale di quella che è ormai emergenza sociale.

Restituiamo alle giovani donne, alle studentesse, alle mamme, a tutte le donne la dignità del lavoro e la percezione di una comunità che sappia garantire loro sicurezza. Va rafforzata la prevenzione e la tutela potenziando la relazione tra servizi sociali e terzo settore e incoraggiando reti di comunità forti e solidali.

La pressione dell’immigrazione irregolare in città è calata, per molti motivi. Ciononostante non si può ignare che il problema, per quanto minore, esiste.

Siamo convinti che con reti di volontariato e cooperazione sociale i pochi casi che si presentano a Pordenone possano essere affrontati senza bisogno di alcun clamore, con decoro e dignità, garantendo i diritti fondamentali che sono propri di tutte le persone umane.

In una città con moltissimi appartamenti e case non più utilizzati, esiste paradossalmente il problema di trovare alloggi a basso costo dedicati o a giovani che hanno redditi da lavoro molto bassi e provvisori, o a persone in forte difficoltà sociale. Contemporaneamente esiste il problema di ringiovanire la città, di attirare qui persone giovani.

Serve un vero a proprio progetto che preveda molte soluzioni per persone che hanno esigenze diverse, spesso provvisorie. Bisogna mettere assieme problemi, capacità e risorse delle persone. Ad esempio le esperienze di cohousing che stanno nascendo non possono essere una soluzione riservata esclusivamente agli anziani, ma condivise con alcuni giovani, i quali aiutando gli anziani con cui coabitano possono pagare un affitto molto scontato dell’alloggio. Un ruolo fondamentale lo vogliamo affidare all’ospitalità diffusa delle famiglie, che hanno sempre più spazi a disposizione e in cui trovano alloggio provvisorio giovani che arrivano da molte parti d’Italia per lavorare nelle fabbriche che cercano manodopera, prima di sistemarsi definitivamente. Anche con la cooperazione sociale possiamo trovare soluzioni provvisorie di ospitalità. A coppie di giovani che abbiano alle spalle studi significativi, pur di averli a Pordenone, si possono prevedere aiuti a pagare gli affitti.

Una delle più importanti questioni sociali che ci troveremo ad affrontare riguarda la seconda generazione di immigrati. Se vogliamo dare a quei giovani un ruolo sociale positivo, dobbiamo affrontare seriamente la questione formativa e del lavoro. In una piccola città si può fare. Ovviamente, se non si combatte una severa battaglia culturale contro il razzismo, i problemi sociali diventeranno sempre più gravi.

È giunto il momento di prestare grande attenzione alla seconda generazione di immigrati, altrimenti soprattutto le loro famiglie rischiano molto e le ricadute sociali negative, come dimostrano molte città europee, possono essere pesanti.

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