Salute

Stetoscopio

Salute fisica, mentale e sociale

Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della città.

Veniamo da anni gravissimi, di decadimento senza precedenti dell’ospedale di Pordenone e dei servizi sanitari territoriali, che il Covid ha messo in luce in tutta la loro gravità. Eppure la voce dell’attuale sindaco non si è mai levata a protestare e difendere. Dopo le elezioni le cose devono necessariamente cambiare, in profondità. Il sindaco e il comune promuoveranno una nuova politica per la salute fisica, mentale e sociale.

Mentre Ciriani tace, la gente di Pordenone e della provincia fa esattamente il contrario di quanto è sempre avvenuto: mentre per decessi sono stai i veneti a venire da noi a curarsi, ora siamo noi costretti ad andare in Veneto a trovare servizi ospedalieri efficienti. È una perdita enorme di prestigio del territorio, ma anche d’affari per il settore commerciale e dell’ospitalità.

Per uscire da questa situazione serve un vero e proprio nuovo progetto per la salute. Chi lo deve fare? I protagonisti devono essere tre: gli operatori sanitari e sociali, che con la loro umanità, scienza ed esperienza sono i migliori conoscitori della condizione di salute del territorio. Senza la loro partecipazione attiva nessuna riforma è possibile e quelle che sono state tentate senza il loro vero coinvolgimento hanno tutte solamente peggiorato la situazione; i sindaci, che hanno responsabilità diretta della salute complessiva del loro territorio e lo rappresentano; il volontariato e il terzo settore, che sono insostituibili protagonisti di aiuto agli ammalati e di prevenzione. Assieme questi tre soggetti debbono elaborare il progetto di salute che si connetta con quanto previsto a livello nazionale dal Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza. Il progetto dovrà essere presentato in Regione e su questo si tratterà. Siamo persone responsabili e sappiamo benissimo che non si deve sprecare l’occasione straordinaria che ci viene data dall’Europa.

Ciriani sostiene che il progetto lo deve fare la Regione, se lo aspetta dall’Assessore Riccardi. Noi diciamo invece che è fondamentale che la gente di Pordenone sappia cosa vuole e a partire da questo giudichi quel che altri proporranno. È sempre così, nella vita, se si vuole raggiungere un risultato soddisfacente. L’esperienza del Covid ci dice che dobbiamo partire da una riprogettazione dei sistemi di salute pubblica sul territorio, se vogliamo che gli ospedali lavorino al meglio.

Presto sarà inaugurata la Cittadella della Salute, sorta in via Montereale vicino al nuovo ospedale. È una struttura che è stata fortemente voluta da Gianni Zanolin quand’era assessore alle politiche sociali del Comune. Lì troveranno finalmente sede i servizi del distretto sanitario, quelli sanitari territoriali ed il servizio sociale del Comune.

La Cittadella, pur realizzata a quindici anni di distanza da quando fu ideata, anticipa quanto previsto dal PNRR approvato dal Parlamento e dalla Comunità Europea, che prevede la nascita in Italia delle “Case delle Comunità”. Per molti aspetti la “Cittadella della Salute” di Pordenone anticiperà le Case della Comunità, con cui sarà collegata. Questa è dunque l’occasione giusta per ripensare profondamente i servizi sanitari e sociali territoriali. Bisogna superare concezioni burocratiche e promuovere salute con sperimentazioni ed educando.

I nuovi servizi vanno ripensati come spazi di benessere per tutte e tutti, senza distinzioni. Oggi infatti ci accorgiamo che se non si vaccineranno interi continenti non sconfiggeremo mai il Covid. È evidente che dobbiamo perciò garantire l’accesso ai servizi sanitari a tutte le persone che vivono nel nostro territorio: le discriminazioni rischiano di procurare danni enormi anche a chi le attua.

L’ospedale che vogliamo,l’ospedale che meritiamo

L’ospedale di Pordenone vive una crisi senzaprecedenti. bisogna rinnovarlo, modernizzarlo, adeguarlo ai bisogni di salute perché ritrovi la fiducia dei cittadini. I lavori del nuovo ospedale pare saranno conclusi entro il 2022. quella sarà una grande occasione per poterlo rilanciare.

Questo perciò è il momento in cui la città di Pordenone ha la necessità di esprimere chiaramente cosa e come vuole che sia la nuova struttura. Il nuovo ospedale deve:

  • avere una nuova razionale disposizione degli spazi e dei percorsi e una forte dotazione delle tecnologie più avanzate, per diventare un vero e proprio “ospedale modello”;
  • favorire l’approccio multidisciplinare e l’integrazione di tutte le professioni sanitarie, con una nuova organizzazione delle attività e del lavoro;
  • essere il riferimento nella rete ospedaliera provinciale che comprende anche San Vito, Spilimbergo e Sacile, ma con uno sguardo privo di pregiudizi di confine verso il Veneto, pronto a collaborare;
  • lavorare assieme al CRO, in una rete organizzativa e digitale;
  • essere costantemente connesso con la medicina territoriale e con i medici di medicina generale;
  • essere uno dei tre poli ospedalieri regionali, non il “terzo polo”;
  • collaborare a pieno titolo nello sviluppo di conoscenze e competenze con le due università regionali e con il “Burlo Garofalo”.

Il nuovo ospedale è stato concepito in modo da favorire una valutazione e una cura multidisciplinare delle malattie, a partire dall’intensità di cure necessarie ad una persona e superando la tradizionale separazione per specializzazioni. La condizione reale di salute di una persona va valutata da molti punti di vista e quello multidisciplinare è ormai l’approccio prevalente al paziente in Europa. L’evoluzione delle tecnologie e i modelli organizzativi in evoluzione, le nuove emergenze (come il Covid 19 o l’antibioticoresistenza), la complessità delle patologie e dei pazienti da assistere richiedono sia preparazione che formazione continua. L’esperienza del Covid ha poi dimostrato che serve flessibilità organizzativa, capacità di adottare rapidamente nuovi stili di lavoro, nuove tecnologie e metodologie. È molto importante anche la parte assistenziale del lavoro, che va promossa a partire dal riconoscimento delle competenze del personale, per ottimizzare la qualità delle organizzazioni, dei processi di cura e assistenza e delle singole prestazioni. Nei mesi scorsi l’unica preoccupazione del Sindaco di Pordenone a riguardo del nuovo ospedale è stata però relativa al numero dei posti letto. Alla fine ha presentato come una vittoria politica una cosa prevista da anni e che la Regione si è limitata a ribadire, cioè la dotazione aggiuntiva di posti letto per pazienti che, superato il momento acuto, non sono completamente ristabiliti e hanno bisogno di riabilitazione, che verrà realizzata dai fondi del PNRR per gli ospedali di comunità. Vista anche l’inerzia dimostrata dal Sindaco verso la Regione, è necessario e vitale che si decida presto cosa sarà il nuovo ospedale e come partirà. È urgente discutere, condividere, decidere, preparare, assumere e soprattutto fare formazione. Nella sanità pordenonese quando le decisioni sono state “calate dall’alto” hanno prodotto troppo spesso danni e arretramenti, chiunque governasse. Occorre ridare voce a tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri, OSS, tecnici, psicologi, fisioterapisti, ostetriche, ecc). Non vanno considerati limoni da spremere ma interpreti di un percorso di cambiamento e miglioramento. Ai lavoratori della sanità pubblica proponiamo di essere protagonisti attivi nel passaggio dalle idee-guida all’elaborazione di un vero e proprio progetto per l’ospedale e per il sistema pubblico di salute della Destra Tagliamento, da condividere con i pazienti, con il volontariato sociosanitario e con i sindaci. Sulle idee che emergeranno va poi aperto un serio confronto con la Regione. Non dobbiamo, come propone il sindaco Ciriani, aspettare il progetto dell’Assessore Riccardi: siamo noi, cittadini di Pordenone e della Destra Tagliamento, a dover dire per primi cosa è meglio per la nostra salute. È dalle esigenze e dalle idee del territorio e dei suoi cittadini che si deve partire. È evidente che serve un cambio alla guida del Comune per innescare un vero cambiamento in ospedale e in tutta la sanità pubblica a Pordenone.

Salvare e riutilizzare il Padiglione A del vecchio ospedale

Mentre si completa il nuovo ospedale, bisogna decidere cosa fare del vecchio.

Va riutilizzato perlomeno il vecchio padiglione A, che è strutturato su 5 piani più quello finale, che oggi ospita le sale operatorie. Due piani possono essere dedicati al trattamento dei pazienti che escono dalle fasi acute delle malattie e hanno bisogno ancora di cure e poi di riabilitazione. Uno piano potrebbe ospitare un “ospedale di comunità” come previsto dal PNRR. Il secondo andrebbe destinato ad una RSA ad alta intensità sanitaria, utile all’intera Destra Tagliamento. Riflettendo sull’esperienza di quest’ultimo anno, questi due servizi dovrebbero essere tecnologicamente predisposti per ospitare i pazienti in caso di nuove pandemie, così da far proseguire agli ospedali le attività normali, contrariamente a quanto avvenuto nelle due prime ondate di Covid. Due piani potrebbero essere dedicati alle attività amministrative e burocratiche dell’Azienda Sanitaria, che oggi vengono svolte in affitto nel Bronx. Un piano infine potrebbe essere utilizzato per il corso universitario che laurea gli infermieri. Oggi le sale operatorie sono ricavate in un lungo tunnel all’ultimo piano, che con una scelta modernissima è stato originariamente progettato per essere un grande e duttile open-space. Potrebbe diventare una palestra per la riabilitazione fisica e motoria, non solo in funzione dell’ospedale ma di tutto il territorio. Ci sono altri due importanti motivi per ‘salvare’ il padiglione A: lì si concentrano i ricordi più cari di tantissime famiglie e il sentimento della città va tenuto in debito conto; l’edificio è molto bello, una delle opere più importanti di quel bravissimo architetto pordenonese che fu Nino Donadon. È una architettura che fa bella e importante la città, non una cosa da abbattere.

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