Scuola ed Università

Università

La scuola

La scuola intesa come istituzione non è né l’unica agenzia, né la più importante a dispensare conoscenze e saperi e a determinare comportamenti in città. Non è per nulla esagerato affermare che è Pordenone tutta intera che apprende e insegna nello stesso tempo, in un mutuo scambio tra esterno e interno e, dentro la città, tra fasce d’età, professioni, attività. Nessuno di fatto, anche in assenza di una precisa coscienza, ne è esentato e tutti siamo, sia pure in gradazione diversa, attori e responsabili di apprendimento e insegnamento. Che sia la città tutta intera ad apprendere ed insegnare non esonera l’istituzione scolastica dallo svolgere al meglio il compito importantissimo che le è stato affidato. Significa che il suo dialogo con la città, che vuol dire essere capace di ascoltare e proporre, deve essere fitto, costante. Questo dialogo, che non è per nulla agevole, deve essere sostenuto e facilitato. Il Comune ha il compito importante di facilitarlo.

Per una serie di ragioni i ragazzi e i giovani in età scolare sono oggi di fatto una categoria debole. A livello pubblico, non riscuotono un’attenzione e una cura che le sarebbero dovute. Gli spazi della città sono pensati per altri utenti “più forti”, quelli destinati precipuamente agli studenti sembrano organizzati e strutturati per rispondere alle esigenze di chi opera più che di chi apprende. Non per caso in questo particolare momento si pensa molto di più a rilanciare certe categorie produttive che a riaprire le scuole o a garantire a quelle aperte un clima e una funzionalità accettabili.

Mentre scriviamo questo documento, a fine novembre 2020, la condizione degli studenti si è notevolmente complicata a causa dell’emergenza sanitaria. Lo scorso anno scolastico si è di fatto concluso ai primi giorni di marzo, quest’anno è cominciato e continua tra mille difficoltà. Non dovremmo mai dimenticare che gli studenti, tutti, dalle scuole d’infanzia agli istituti superiori, hanno come motivazione forte, se non precipua, per frequentare la scuola: incontrare di persona i propri compagni, i propri amici. Tutto questo è venuto meno totalmente nella prima parte del 2020 e per molti di loro in questa seconda parte. Sono fatti e esperienze che hanno per forza creato un disagio, la cui entità non sappiamo in questo momento valutare, ma che in alcuni casi può essere profondo. Altra conseguenza oggettiva, oltre alle ferite dell’animo, questa facilmente prevedibile è l’accentuarsi delle disuguaglianze nei saperi, nelle conoscenze. Gli studenti capaci faranno fronte alla difficile situazione molto più agevolmente dei compagni più fragili.

Gli insegnanti e i dirigenti, è doveroso riconoscerlo, in questo particolare momento stanno fronteggiando con grande abnegazione l’emergenza, si fanno carico con il loro impegno di disfunzioni che non dipendono da loro, per rendere almeno in una certa misura produttivo il lavoro che stanno svolgendo. Quando la situazione sanitaria migliorerà molto sarà diverso da prima. Un ripensamento sarà inevitabile sui mali antichi e nuovi, ma anche sugli spazi che a causa della crisi si sono aperti. In questo il ruolo dell’ente locale – istruzione e servizi sociali - risulterà importantissimo. Con un protagonismo di coordinamento, di supporto, di integrazione, di sostegno, di proposte accanto a quello degli operatori della scuola: dirigenti, insegnanti, personale di segreteria e ausiliario. Gli interventi possibili del Comune, non in ordine di priorità, sono la definizione di piani di utilizzo degli edifici scolastici e di uso delle attrezzature; l’orientamento scolastico e professionale; azioni di supporto alla continuità in orizzontale e verticale tra i diversi ordini di scuola; interventi perequativi; interventi per prevenire la dispersione e di educazione alla salute; interventi sulle povertà educative; coordinamento dell’offerta formativa e delle sperimentazioni degli istituti comprensivi; formazione dei docenti, con un’attenzione particolare rivolta all’educazione civica, alla conoscenza del territorio e delle sue opportunità; la documentazione didattica.

Va elaborato un grande piano di edilizia scolastica, che impegni il comune per vent’anni.

Quasi tutti le scuole presenti nel territorio comunale vanno radicalmente trasformate oppure abbattute e ricostruite. Oggi infatti servono non solo ottimi insegnanti, che per condurre i bambini e gli adolescenti nel percorso di apprendimento scolastico hanno meno bisogno delle aule tradizionali e più di laboratori sia per le tecnologie digitali e per altri scopi, di luoghi d’incontro in cui sperimentare, di spazi da adattare facilmente a nuove esigenze che nascono in città. Servono nuovi edifici scolastici in la città e le scuole, assieme, apprenderanno e insegneranno, con lo scopo di dare strumenti alla creatività dei giovani. La scuola deve essere promotrice e luogo fisico per lo svolgimento di attività ricreative e culturali, in modo da integrare le ore della didattica tradizionale. Si creeranno così migliori condizioni per lo sviluppo del tempo pieno.

La diminuzione delle nascite apre spazi nelle vecchie scuole e l’opportunità di dedicare alcune piccole scuole a modalità didattiche che non sono normalmente adottate nelle nostre scuole, come il metodo Montessori o quelle tipiche delle scuole steineriane o i corsi extra curricolari sperimentali.

Il comune può favorire una più ampia offerta didattica in città.

Una società in grande difficoltà produce inevitabilmente disagi fra i bambini, che si riversano poi nelle scuole. Aumentano le difficoltà di inserimento e permanenza di bambini nelle classi e l’emergenza COVID non fa che aggravare la situazione. Le scuole hanno bisogno di aiuto e i servizi sanitari territoriali, soprattutto quello di Neuropsichiatria Infantile, sono in seria difficoltà a prendersi carico delle tantissime richieste di aiuto che giungono loro. In passato, negli anni in cui la città attirava molte famiglie immigrate da tutto il mondo coi loro bambini, i servizi sociali del Comune avevano elaborato un progetto, il PASS, che aveva dato risposte importanti alle richieste di aiuto delle scuole.

Nelle scuole si riversano molte delle frustrazioni, degli abbandoni, dei disagi sociali e dei pregiudizi che percorrono la nostra società. Un grave problema è il bullismo che si esprime contro i più deboli e che di frequente assume tinte razziste e omofobiche.

Serve un nuovo progetto dei comuni dell’ambito sociale di raccordo fra scuola e territorio, per affrontare il disagio dei bambini e degli adolescenti, mettendo a disposizione delle scuole psicologi, educatori ed animatori sociali. Affronteremo il serio problema del bullismo.

Da anni in città esiste il Consiglio comunale dei ragazzi. È servito agli amministratori comunali più attenti e sensibili a capire molte cose della città, delle idee e delle esigenze dei giovani.

È stata ed è una grande esperienza di educazione civica che continueremo e cureremo con passione.

L’Università

Il grande sforzo degli anni futuri è la transizione ecologica: produrre tutta l’energia che ci serve da fonti rinnovabili e non inquinanti e consumarne di meno; consumare meno acqua e tenerla pulita; non inquinare l’aria, ripulirla riutilizzando l’anidride carbonica in eccesso; produrre oggetti che consumino poca energia e che quando non saranno più utili siano completamente riciclabili; coltivare quello che ci serve senza danneggiare l’ecosistema; produrre meno rifiuti e riciclarli.

Se non lo faremo le nostre industrie e la nostra agricoltura saranno fuori mercato in pochi anni.

Abbiamo le persone che ci servono per fare questo gigantesco salto di qualità? Probabilmente non tutte quelle che ci servono.

Pordenone ha un’eccellenza: l’ITI Kennedy, che sforna ottimi tecnici di alto livello. Il Kennedy ha dato vita ad un Istituto Tecnico Superiore (ITS) dedicato alle tecnologie della comunicazione ed è stata una scelta giusta e lungimirante. Ora bisogna crearne un altro indirizzato alla transizione ecologica, a partire dall’energia. Agli ITS si accede con un diploma di scuola media superiore e sono sostanzialmente un corso universitario molto collegato alle aziende e alle loro esigenze. Discuteremo con il Kennedy, le Università di Trieste e Udine, le organizzazioni datoriali e la Camera di Commercio, il Polo tecnologico e la Fiera dove e con quali strumenti un simile corso possa collocarsi, ma noi siamo certi che sarebbe molto attrattivo, porterebbe ragazze e ragazzi a studiare a Pordenone. Il comune si adopererà a costruire tutti i rapporti necessari a realizzare questo progetto. In ambito universitario, questa è la priorità per Pordenone.

Avremo giovani più capaci, forti e resilienti, nella vita e nel mercato del lavoro. Aiuteremo le aziende ad avere personale qualificato e progetti, ne nasceranno di nuove create da giovani in uscita dai percorsi universitari, tenendoli vicini e legati alle dinamiche della città, garantendo che l’alta qualità creata resti nel territorio e lo arricchisca con continuità di nuove risorse.

Vogliamo ridiscutere la presenza delle università di Trieste e Udine a Pordenone. Ci poniamo seriamente l’obiettivo di offrire nuovi spazi a corsi universitari a Pordenone e nuovi strumenti. Lo spostamento delle attività universitarie da Borgomeduna in centro città, al Bronx, è una buona idea, anche se pone due importanti interrogativi: cosa faremo degli spazi, peraltro molto belli e utili, quasi un campus, oggi destinati all’Università? Dove troveremo le risorse per ristrutturare il Bronx per ospitare i corsi universitari?

Rafforzare la presenza dell’università a Pordenone e portarla in centro città è un progetto non semplice ma importante e da seguire con attenzione.

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